Antibiblioteca #53

Libro L' arte come prassi umana. Un'estetica Georg W. Bertram

BERTRAM Georg W, L’arte come prassi umana. Un’estetica, Milano, Raffaello Cortina, 2017.

Nella teoria e nella filosofia dell’arte si tende a sottolineare la differenza fra l’arte e le altre pratiche umane. In questo modo, si può perdere il senso profondo della pluralità delle arti e sottovalutare la portata dell’arte nell’ambito della forma di vita umana. Nella prospettiva teorica elaborata da Bertram, al contrario, l’arte si colloca in continuità con le altre pratiche umane, perché solo in riferimento a esse può acquisire la propria specifica potenzialità. Seguendo Bertram, saremo in grado di riconoscere in queste pagine una nuova impostazione nella definizione dell’arte: si tratta di comprendere la particolarità dell’arte nel contesto della prassi umana, ovvero di cogliere la natura essenziale del contributo che essa reca a questa prassi. L’arte, argomenta Bertram, non è semplicemente una pratica specifica, ma una forma specifica di prassi riflessiva, in quanto tale assai produttiva nell’ambito del rapporto dell’essere umano con il mondo. In ultima analisi, l’arte è una prassi di libertà.

Non c’è filo senza spine

di Emanuele Forzese, 2017

> Pubblicato su Genius Loci Architettura

A partire dalla scorsa estate, una sequenza di attentati condotti tramite veicoli lanciati sulla folla a Nizza, Berlino, Londra e, pochi giorni fa, Stoccolma ha acceso il dibattito sulla possibilità di difendere le città europee da eventuali attacchi terroristici stradali. La soluzione maggiormente adottata dalle amministrazioni cittadine consiste nel proteggere le aree pedonali mediante paletti, dissuasori, pesanti fioriere, inferriate e alti cordoli. Negli Stati Uniti, in seguito ai drammatici eventi dell’11 Settembre 2001, gli edifici militari e governativi devono essere obbligatoriamente protetti da paletti resistenti, capaci di fermare automobili e camion che viaggiano fino a una velocità di 80 chilometri orari e costruiti seguendo sia le indicazioni normative sia le linee guida del National Institute of Building Sciences. Pure in Italia le leggi antiterrorismo e sulla sicurezza stradale prevedono la tutela di particolari aree cittadine, attraverso l’utilizzo di protezioni certificate. Continua a leggere

Antibiblioteca #30

mytting

MYTTING Lars, Norwegian wood. Il metodo scandinavo per tagliare, accatastare & scaldarsi con la legna, Torino, UTET, 2016.

In un mondo sempre più veloce e metropolitano, tra cemento e smartphone, fermarsi a contemplare e praticare l’antica arte del legno può essere un’inattesa via di salvezza. Il norvegese Lars Mytting ci racconta passo passo come si scelgono gli alberi, come si tagliano, come si accatasta la legna e come la si mette da parte per farla asciugare e poi, alla fine, bruciare. Ma mentre ci parla di taglialegna, di motoseghe e di camini, quello che poteva sembrare un semplice manuale pratico diventa una meditazione sull’istinto di sopravvivenza e sul rapporto tra uomo e natura, fatto di tempi lunghi e silenzi. Una lezione di vita, pragmatica e spirituale al tempo stesso, che poteva provenire solo dalle fredde terre scandinave, dove gli uomini da secoli si tramandano le tecniche e le abilità necessarie alla lavorazione del legno ma anche la pazienza e il rispetto nei confronti delle foreste, di quegli alberi che consentono di costruire le case e riscaldarle col fuoco.

Meditazione #9

L’uomo articola lo spazio attraverso il suo corpo. L’uomo non è un essere dualistico in cui la carne e lo spirito sono sostanzialmente distinti, bensì un essere corporeo vivente, attivo nel mondo. Il “qui e ora” in cui questo corpo separato viene collocato è ciò che dapprima è dato per certo, e successivamente compare un “là”.

Attraverso la percezione di questa distanza, lo spazio circostante si manifesta come un’entità dotata di significati e valori diversificati. Dal momento che l’uomo ha una struttura fisica asimmetrica con una parte alta e una bassa, un lato sinistro e un lato destro, un davanti e un dietro, il mondo articolato, a sua volta, diventa naturalmente uno spazio eterogeneo. Il mondo articolato dal corpo è uno spazio vivo e vissuto.

Il corpo articola lo spazio. Nello stesso tempo, il corpo è articolato dallo spazio. Se “io” percepisco la realtà concreta come qualcosa di freddo e duro, “io” riconosco il corpo come qualcosa di caldo e morbido. In questo modo il corpo nella sua relazione dinamica con il mondo diventa il shintal. È soltanto il shintal inteso in questo senso che costruisce o comprende l’architettura. Il shintal è un essere sensibile che risponde al mondo.

Tadao Ando, 1988

Riferimenti

ANDO Tadao, “Shintal and Space”, in Architecture and Body, New York, Rizzoli, 1988, pubblicazione senza numerazione di pagine.

Meditazione #8

L’umano è quell’animale che proprio perché non ha paure innate ha una paura indeterminata, ha paura della paura. Siccome non c’è un pericolo specifico, allora ha paura di tutto quello che potrebbe essere pericoloso. Ha paura di tutto, Homo sapiens. Per questo è l’unico vivente che ha bisogno di nascondersi e chiudersi dentro una casa. Perché Homo sapiens è un animale impaurito. Per questa ragione la prima preoccupazione dell’uomo è tracciare un confine, qui e là, dentro e fuori, con me e contro di me. Il primo pensiero umano è il filo spinato.

Il filo spinato non protegge affatto dal nemico là fuori, ma, al contrario, serve a tranquillizzare chi si trova al di qua del filo. La paura è dentro l’uomo. Il filo spinato è la prima casa. È la prima idea della casa.

[…]

L’animale è dall’altra parte del filo spinato. E questa non è una condizione fortuita di qualche animale sfortunato, ma, al contrario, è la definizione dell’animale non umano: è un animale (non umano) quel vivente ristretto in uno spazio limitato. In questo senso anche l’animale che vive libero nella savana, in realtà ormai vive in un parco “naturale”, che è appunto uno spazio più o meno ampio delimitato dal filo spinato. Anche le possenti balene vivono in uno spazio artificiale, dal momento in cui gli oceani sono diventati riserve ittiche. Il filo spinato è talmente potente che esiste anche in versione liquida.

[…]

Lo zoo è l’essenza della casa: sicurezza, protezione, prigione. E siccome abbiamo inventato la casa per difenderci non dagli animali, ma dalla nostra paura degli animali, ecco che ce li chiudiamo dentro.

[…]

Gli animali, pazienti, ci aspettano. Ci osservano oltre le finestre delle nostre case, attraverso le sbarre delle gabbie degli zoo, dietro le immagini naturalistiche, dalle riviste illustrate, dovunque c’è qualche animale stupito che ci guarda […]. Si fanno ammazzare a miliardi perché non riescono a crederci. Filo spinato, insetticidi, diserbanti, trappole per topi, zoo, pesticidi, mattatoi, musei di zoologia, tutto un immenso apparato creato per distruggere gli animali. Perché gli animali sono comunisti, sono liberi, e non hanno paura di morire. Ora, tutto questo è cominciato con quel gesto, quel gesto-pensiero del muro, della casa chiusa, del filo spinato. Il futuro della vita, non solo della nostra, ovviamente, è possibile solo a condizione di tagliare quel filo spinato. Aprire le porte, abbattere gli steccati, spezzare le identità.

Felice Cimatti, 2016: 17, 20, 23, 27

Riferimenti

CIMATTI Felice, “Case e tane. Luoghi animali”, pp. 11-28, in AUGÉ Marc et al., Le case dell’uomo. Abitare il mondo, Torino, UTET, 2016.

Meditazione #6

Noi abbiamo bisogno di luoghi e passiamo il tempo a “fare luogo”, nella misura in cui abbiamo bisogno del rapporto e del legame con gli altri.

[…]

L’uomo è un animale simbolico e ha bisogno di rapporti iscritti nello spazio e nel tempo; ha bisogno di “luoghi” in cui la sua identità individuale si costruisce nel contatto con gli altri, essendo messo alla prova degli altri.

[…]

Creiamo ogni giorno degli abbozzi di luoghi, anche effimeri o superficiali: al caffè sotto casa, dal fornaio, negli esercizi commerciali della zona, e molti giovani si ritrovano nei grandi centri commerciali. È quindi impossibile compilare elenchi di luoghi assoluti e di nonluoghi assoluti nel senso empirico del termine: tutto può “fare luogo”.

[…]

Oggi i nonluoghi sono il contesto di ogni luogo possibile. […] Uno degli aspetti della crisi attuale si deve alla tensione fra necessità del luogo ed evidenza della nuova contestualizzazione [che si definisce attraverso i “nonluoghi” della circolazione, del consumo e della comunicazione]. È la sfida che viene lanciata all’architettura: come creare un chez soi, una casa propria che sia anche un’apertura verso l’esterno? La questione del contesto ha sempre preoccupato gli architetti; d’ora in avanti essa si pone in termini nuovi.

Marc Augé, 2016: 7, 9, 10

Riferimenti

AUGÉ Marc, “La fine della preistoria dell’umanità come società planetaria”, in ID.  et al., Le case dell’uomo. Abitare il mondo, Torino, UTET, 2016.

Strategie progettuali del wu wei

Per chi non si domandi: “Che cosa devo fare? Che cosa devo fare?” non vi è nulla che io possa fare.

Confucio, Dialoghi

La strategia cinese del wu wei (“non agire”), diversamente da quanto lasci intendere il suo significato letterale, non corrisponde a una filosofia della inazione, bensì alla capacità di:

  • Cogliere le infinite potenzialità del presente, evitando forzature o pregiudizi dell’intelletto;
  • Eseguire azioni conformi alle leggi della natura ed ai comportamenti rituali;
  • Conseguire risultati senza scatenare conflitti;
  • Insegnare e imparare tramite l’esperienza, piuttosto che con le parole.

Applicando tali concetti in ambito architettonico, è possibile desumere quattro riflessioni utili per la pratica progettuale. Continua a leggere