Antibiblioteca #41

Libro Il tempo simbolico delle città Anselm L. Strauss

STRAUSS Anselm, Images of American City, 1961; ed. it. Il tempo simbolico delle città, Milano-Udine, Mimesis, 2017.

“Images of American City” (1961), testo dal quale sono tratti i saggi presentati e pubblicati per la prima volta in Italia, analizza e interpreta il processo con il quale gli americani hanno rappresentato il passaggio della loro realtà da rurale a urbana e metropolitana. Al centro di questa dinamica è il modificarsi delle condizioni di vita, come della percezione dello spazio e del tempo, nella simbolizzazione urbana. Il lavoro di Strauss sulle immagini delle città evidenzia l’interesse per lo sviluppo e i coinvolgimenti relazionali tra le persone e le reciproche influenze, con effetti processuali sulle identità dei singoli come sul loro complesso interattivo. Questo mostra come i risultati dell’analisi di Strauss possano contribuire ad aprire una ulteriore riflessione tra interazionismo simbolico e sociologia urbana.

Meditazione #6

Noi abbiamo bisogno di luoghi e passiamo il tempo a “fare luogo”, nella misura in cui abbiamo bisogno del rapporto e del legame con gli altri.

[…]

L’uomo è un animale simbolico e ha bisogno di rapporti iscritti nello spazio e nel tempo; ha bisogno di “luoghi” in cui la sua identità individuale si costruisce nel contatto con gli altri, essendo messo alla prova degli altri.

[…]

Creiamo ogni giorno degli abbozzi di luoghi, anche effimeri o superficiali: al caffè sotto casa, dal fornaio, negli esercizi commerciali della zona, e molti giovani si ritrovano nei grandi centri commerciali. È quindi impossibile compilare elenchi di luoghi assoluti e di nonluoghi assoluti nel senso empirico del termine: tutto può “fare luogo”.

[…]

Oggi i nonluoghi sono il contesto di ogni luogo possibile. […] Uno degli aspetti della crisi attuale si deve alla tensione fra necessità del luogo ed evidenza della nuova contestualizzazione [che si definisce attraverso i “nonluoghi” della circolazione, del consumo e della comunicazione]. È la sfida che viene lanciata all’architettura: come creare un chez soi, una casa propria che sia anche un’apertura verso l’esterno? La questione del contesto ha sempre preoccupato gli architetti; d’ora in avanti essa si pone in termini nuovi.

Marc Augé, 2016: 7, 9, 10

Riferimenti

AUGÉ Marc, “La fine della preistoria dell’umanità come società planetaria”, in ID.  et al., Le case dell’uomo. Abitare il mondo, Torino, UTET, 2016.

Antibiblioteca #5

amati

AMATI Massimiliano, Tempo e racconto nei processi creativi. Strategie narrative per l’architettura, Macerata, Quodlibet, 2016.

Questo lavoro è un’esplorazione teorica delle strategie che mettono in relazione il tempo e lo spazio nel procedere narrativo delle opere. La ricerca mira a costruire dei ponti tra teoria e pratica del progetto architettonico parafrasando in termini spaziali le teorie più significative costruite intorno al significato di tempo e narrazione. In quest’ottica l’apparato iconografico asseconda la struttura concettuale del testo, che si basa essenzialmente sulle teorie della formatività di Pareyson e sulle teorie del tempo di Ricoeur e Focillon, visualizzate in progetti di arte e architettura. Oggi più che mai, in una realtà che si trasforma velocemente, si afferma l’utilità di un’indagine sul significato evolutivo dei luoghi e dei territori analizzando i processi creativi che legano l’attività umana alla modificazione dello spazio naturale e artificiale. Pensare l’architettura come un’attività che si completa nel tempo ci consente di modulare consapevolmente i processi di cambiamento. In tal senso l’architetto assume il ruolo di un regista o di uno scrittore che inserisce nuovi episodi spaziali in un vecchio testo ereditato, ossia il contesto del progetto. Il suo obiettivo diventa così quello di rileggere le potenzialità latenti del sito per proiettarle nel futuro di una nuova storia.

“Tesseract of Time”: tra danza e architettura

Sia l’architettura che la danza condividono la passione per lo spazio e la luce nel tempo; tuttavia, esse sono agli estremi opposti dello spettro rispetto al tempo. L’architettura è una delle arti di più lunga durata, mentre la realizzazione di uno spettacolo di danza può essere un processo rapido e il lavoro scompare così come le prestazioni che esso svolge. Qui le due arti si fondono in una compressione di tempo e spazio.

Steven Holl, Jessica Lang

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