Antibiblioteca #29

cooper

COOPER Davina, Utopie quotidiane il potere concettuale degli spazi sociali inventivi, ETS, 2016.

In che modo gli immaginari concettuali possono favorire il cambiamento sociale? E quali pratiche materiali potrebbero essere poste a fondamento di nuove linee concettuali? Questo libro affronta tali questioni osservando il modo in cui pratiche alternative come le valute locali, le scuole sperimentali, il nudismo, le politiche per l’eguaglianza, gli spazi di discorso libero e i luoghi per il sesso occasionale sviluppano nuove modalità di intendere concetti come lo scambio, la proprietà, l’eguaglianza, il tatto, il gioco, il mercato e la cura. Il libro indaga ciò che accade quando nuove linee concettuali vengono messe in pratica, insieme a tutte le difficoltà, i risultati inattesi e talora i fallimenti che ne derivano. “Utopie quotidiane” offre una visione originale e innovativa di come pratiche quotidiane possano proiettarsi verso un futuro colmo di speranza e fornisce così nuove tracce e direzioni per il pensiero politico democratico.

Antibiblioteca #21

pisano

PISANO Leandro, Nuove geografie del suono. Spazi e territori nell’epoca postdigitale, Roma, Meltemi, 2017.

I processi di profonda trasformazione in atto nei territori e nei paesaggi all’inizio del XXI secolo sono diventati negli ultimi tempi oggetto di studio da parte di geografi, sociologi, architetti, antropologi ed artisti. Ne emerge una visione critica dei sistemi economici e politici, di antropizzazione e di colonizzazione culturale, innescati dalle dinamiche del capitalismo globale. Questo libro si propone di indagare alcune di queste trasformazioni, inquadrandole in riferimento alle prospettive di ricerca offerte dagli studi culturali e postcoloniali, a partire dall’analisi di una serie di pratiche estetiche legate al suono (sound art, paesaggio sonoro) che nascono dall’esperienza delle geografie in emersione dal contesto post-globale. Aree rurali, luoghi abbandonati, zone ai margini si rivelano attraverso modalità di ascolto che le riconfigurano come spazi estetici e critici inusitati e aumentati, attraversati dal suono non solo come strumento, ma come metodo e dispositivo di indagine.

Meditazione #11

Il posto agonizza ormai; qualcuno dirà che è già morto. Invece di continuare a cullarmi del suo crepuscolo farei meglio ad andare alla scoperta dello spazio nuovo che i miei compagni stanno sicuramente già occupando. Incorreggibili esteti a modo loro nel cambiar destino ai luoghi pubblici, cercano fin da quest’estate il posto giusto e nuovo dove riprendere i nostri giochi antichi e il modo di farcelo sapere. Per sostituire il nostro obitorio serve un territorio di frontiera, dove la gente di città non si senta più di casa e quelli della periferia non lo siano ancora. Quel posto è già stato trovato, forse, io in ogni caso non ne farò parola, un posto nato dalla città e dalla città abbandonato.

È vasto. Caotico, anch’esso pieno di scenari, di ribalte con svariati punti d’accesso e successivi gradini che convergono verso un centro. È un luogo aperto che pulsa al ritmo delle intemperie, con dei rifugi, dei ripari di fortuna, dei paraventi simbolici. Posto da squatter, da emarginati, da clandestini, senza diritti, quelli insomma che hanno delle buone ragioni per nascondersi, tipi da galera; ma è anche un luogo di passaggio, del disagio assoluto, impossibile, luogo della trasgressione tra il giorno e la notte, di passaggio tra il giorno e la notte, o tra la notte e il giorno, tra galera e libertà, tra libertà e galera, tra la prigione e il reato successivo, la miseria e i sogni di gloria. È uno spazio sporco dove nessuno potrebbe sistemarsi per più di qualche ora. Un posto per una sosta breve, dove riprendere fiato, o perdere la speranza, un luogo dove volere o non saperne più niente, dove attendere, o perdere, o non essere più soli, o per imbattersi nei propri simili e, per noi, gioire con loro.

Eudes Panel, 2004: 54-55

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Ignazio Emmolo, Fornace Penna, Sampieri (Scicli), 1909-1912. In origine stabilimento per la produzione di laterizi, questo manufatto di archeologia industriale in attesa di un nuovo destino ha  trovato una momentanea identità nella serie televisiva “Il Commissario Montalbano”, dove viene denominato  “La Mànnara”  e utilizzato quale sede di attività illecite.

Riferimenti

PANEL Eudes, “Sous les Arbres, à l’ombre du boulevard…”, in AA VV, Bloody Europe!, Roma, Playground, 2004.

Meditazione #10

Ci sono luoghi esterni e interni, locali e strade che fanno parte delle mie geografie quotidiane.

[…] Penso che di ogni persona vadano rispettati in particolare spazi e percorsi. Le geografie, appunto, come mappe interiori che si riflettono nei paesaggi, nelle strade, nelle abitudini.

Francesca Mazzucato, 2004: 152, 158

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Magut Design, Esercizi di Psicogeografia, Parco Media Valle Lambro, 2014.

Riferimenti

MAZZUCATO Francesca, “La pioggia di Marsiglia”, in AA VV, Bloody Europe!, Roma, Playground, 2004.

Meditazione #9

L’uomo articola lo spazio attraverso il suo corpo. L’uomo non è un essere dualistico in cui la carne e lo spirito sono sostanzialmente distinti, bensì un essere corporeo vivente, attivo nel mondo. Il “qui e ora” in cui questo corpo separato viene collocato è ciò che dapprima è dato per certo, e successivamente compare un “là”.

Attraverso la percezione di questa distanza, lo spazio circostante si manifesta come un’entità dotata di significati e valori diversificati. Dal momento che l’uomo ha una struttura fisica asimmetrica con una parte alta e una bassa, un lato sinistro e un lato destro, un davanti e un dietro, il mondo articolato, a sua volta, diventa naturalmente uno spazio eterogeneo. Il mondo articolato dal corpo è uno spazio vivo e vissuto.

Il corpo articola lo spazio. Nello stesso tempo, il corpo è articolato dallo spazio. Se “io” percepisco la realtà concreta come qualcosa di freddo e duro, “io” riconosco il corpo come qualcosa di caldo e morbido. In questo modo il corpo nella sua relazione dinamica con il mondo diventa il shintal. È soltanto il shintal inteso in questo senso che costruisce o comprende l’architettura. Il shintal è un essere sensibile che risponde al mondo.

Tadao Ando, 1988

Riferimenti

ANDO Tadao, “Shintal and Space”, in Architecture and Body, New York, Rizzoli, 1988, pubblicazione senza numerazione di pagine.

Antibiblioteca #19

chillida

CHILLIDA Edoardo, Escritos, Madrid, 2005; ed. it. Lo spazio e il limite. Scritti e conversazioni sull’arte, Milano, Marinotti, 2010.

Il volume presenta una selezione dei più significativi scritti e conversazioni dello scultore spagnolo Eduardo Chillida, dagli esordi della sua riflessione filosofica agli esiti della sua piena maturità di artista e di uomo. Considerato uno dei maestri della seconda metà del XX secolo insieme a scultori della portata di Alberto Giacometti ed Henry Moore, Chillida, in queste pagine suggestive e a tratti evocative, illustra la fonte da cui trae origine la sua opera, mettendo soprattutto in evidenza la sua peculiare concezione dello spazio. Ai primi fondamentali scritti degli anni Sessanta e Settanta seguono i testi elaborati negli anni Novanta, che rappresentano il momento culminante, per intensità e sintesi, della sua costantemente rinnovata ricerca sulle questioni di fondo, poetiche ed estetiche, della propria opera. A quest’ultimo periodo appartengono anche le conversazioni, che formano la seconda parte del volume, grazie alle quali emerge in modo nitido la visione complessiva dell’articolata produzione di Chillida. In particolare le conversazioni si svolgono attorno al dialogo tra la scultura e la musica, elemento che più di ogni altro mantiene un rapporto privilegiato con il tema dello spazio, tanto essenziale nella sua opera. Come dice laconicamente lo stesso Chillida: “Nel punto estremo dell’acuto, il silenzio. Attraversare lo spazio silenziosamente. Ottenere la vibrazione muta”.

Meditazione #6

Noi abbiamo bisogno di luoghi e passiamo il tempo a “fare luogo”, nella misura in cui abbiamo bisogno del rapporto e del legame con gli altri.

[…]

L’uomo è un animale simbolico e ha bisogno di rapporti iscritti nello spazio e nel tempo; ha bisogno di “luoghi” in cui la sua identità individuale si costruisce nel contatto con gli altri, essendo messo alla prova degli altri.

[…]

Creiamo ogni giorno degli abbozzi di luoghi, anche effimeri o superficiali: al caffè sotto casa, dal fornaio, negli esercizi commerciali della zona, e molti giovani si ritrovano nei grandi centri commerciali. È quindi impossibile compilare elenchi di luoghi assoluti e di nonluoghi assoluti nel senso empirico del termine: tutto può “fare luogo”.

[…]

Oggi i nonluoghi sono il contesto di ogni luogo possibile. […] Uno degli aspetti della crisi attuale si deve alla tensione fra necessità del luogo ed evidenza della nuova contestualizzazione [che si definisce attraverso i “nonluoghi” della circolazione, del consumo e della comunicazione]. È la sfida che viene lanciata all’architettura: come creare un chez soi, una casa propria che sia anche un’apertura verso l’esterno? La questione del contesto ha sempre preoccupato gli architetti; d’ora in avanti essa si pone in termini nuovi.

Marc Augé, 2016: 7, 9, 10

Riferimenti

AUGÉ Marc, “La fine della preistoria dell’umanità come società planetaria”, in ID.  et al., Le case dell’uomo. Abitare il mondo, Torino, UTET, 2016.

Antibiblioteca #7

brenner

BRENNER Neil, Stato, spazio, urbanizzazione, Guerini Scientifica, 2016.

La riconfigurazione dello spazio è al centro dei processi urbani, politici ed economici contemporanei, in Europa così come su scala globale. Le città, le regioni, i processi di integrazione europea e della globalizzazione si fondano su dinamiche, movimenti e linee di frattura che delineano una profonda ricomposizione dello stato nazionale come struttura fondante della vita politica e sociale moderna. Il lavoro di Neil Brenner è tra i più innovativi ed importanti contributi alla comprensione delle dinamiche di ricomposizione dello spazio nell’epoca globale. I saggi qui raccolti propongono una nuova grammatica teorica per decifrare la grande trasformazione contemporanea e metterne in evidenza la portata. Brenner in queste pagine si sofferma in particolare sul processo di regionalizzazione e riqualificazione scalare in corso nell’Europa occidentale dagli anni Settanta ad oggi e sulla necessità di ripensare il concetto di urbano al di là della reificazione che lo identifica con gli agglomerati che definiamo comunemente «città».