Antibiblioteca #38

Libro Nella pietra Massimiliano Mandorlo

MANDORLO Massimiliano, Nella pietra, Moretti e Vitali, 2017.

«Tutto, in questa nuova raccolta di Massimiliano Mandorlo, sembra fondato sul principio dell’omologia tra organismi diversi, tra il mondo dell’animato e dell’inanimato: miriadi di grattacieli ‘bucano / il costato aperto’ di New York, che appare al poeta come ‘crocifissa / nel nero bitume’; la stazione Centrale di Milano è come il ‘ventre oscuro’ di un’immensa balena; ‘arterie grandiose’ pulsano ‘nella dura scorza minerale’. Ma il poeta non si ferma qui: le sue immagini sono figure, portano in sé la fede di un fuoco rigeneratore che brucia, di una luce prodigiosa che redime: sul ‘ventre d’acciaio’ delle viscere della metropolitana si abbatte, all’improvviso, ‘il presente / con la sua forza azzurra / di fiume imprevedibile’; uno stesso abbraccio ‘dà forza’ all’acqua, ‘muove’ la pietra; i migranti colano a picco ‘piantando le braccia / la croce / nei bianchi abissi del mare’. In questo libro tutto impregnato dei simboli della resurrezione, anche le rocce ‘sepolte in montagne di buio e gravità’ sono destinate a riemergere in ‘pareti di luce’. Con una lingua che ha in sé gli accenti visionari della tradizione mistica e scritturale, il poeta vede ‘la pietra liberata, / la terra esplodere / dalle sue crepe ferite / come un canto’. Tra stasi e divenire, buio e luce (parola-chiave, insieme a ‘pietra’, del libro, con la quale condivide il maggior numero di occorrenze), la città dell’uomo di agostiniana memoria pare sprofondare ‘nell’eterna / battaglia del presente’, riemergendone solo nella comunione con i morti-dormienti, e nel nome di Colui che da sempre conosce ‘gli altipiani ventosi’ del cuore. Perché anche il cuore è pietra, e come la pietra conosce ‘la doppia ricchezza / di gloria / di gloria / ed erosione’. Nel segno di una poesia di forme essenziali e di apocalittica tensione, Massimiliano Mandorlo sa rielaborare nella sua lingua scheggiata e sofferente la grande lezione dell’ultimo Luzi: nel ‘viaggio / terrestre’ evocato esplicitamente verso la conclusione del libro, è già compendiata una metafora di vita, e una idea di poesia come forza rigeneratrice e trasformatrice del cuore umano».

Antibiblioteca #28

eccher

ECCHER Christian, Vento di terra. Miniature geopoetiche, Università La Sapienza, 2016.

Il volume contiene una serie di reportage che l’autore ha scritto per giornali e riviste serbi e italiani. Si tratta di miniature geopoetiche in cui sono rappresentati paesi e regioni di confine, crocevia di popoli e di culture: la Voivodina, l’Asia Centrale, il Caucaso, ma anche città situate nel cuore dell’Europa, in cui le contraddizioni della globalizzazione neoliberista appaiono evidenti più che altrove. Sono proprio queste zone a poter sviluppare idee nuove, declinare in maniera costruttiva e sostenibile la caoticità della post-modernità, proporre nuovi modelli di convivenza e di soluzione dei conflitti, grazie alle enormi sfide politiche, economiche e sociali davanti a cui si trovano. I confini, dove le culture si incontrano e i popoli qualche volta si scontrano, da periferia sono diventati centro, nodi nevralgici in cui l’umanità mette in gioco il proprio futuro. Lo scrittore ha trovato riparo dal vento freddo, di terra, che spazza e affligge il mondo contemporaneo a teatro, soprattutto a Wuppertal, con Pina Bausch e i suoi danzatori, e ovunque in Europa, al seguito della “Socìetas Raffaello Sanzio”. Il teatro, quello vero, non è un luogo al di fuori della realtà…