Meditazione #11

Il posto agonizza ormai; qualcuno dirà che è già morto. Invece di continuare a cullarmi del suo crepuscolo farei meglio ad andare alla scoperta dello spazio nuovo che i miei compagni stanno sicuramente già occupando. Incorreggibili esteti a modo loro nel cambiar destino ai luoghi pubblici, cercano fin da quest’estate il posto giusto e nuovo dove riprendere i nostri giochi antichi e il modo di farcelo sapere. Per sostituire il nostro obitorio serve un territorio di frontiera, dove la gente di città non si senta più di casa e quelli della periferia non lo siano ancora. Quel posto è già stato trovato, forse, io in ogni caso non ne farò parola, un posto nato dalla città e dalla città abbandonato.

È vasto. Caotico, anch’esso pieno di scenari, di ribalte con svariati punti d’accesso e successivi gradini che convergono verso un centro. È un luogo aperto che pulsa al ritmo delle intemperie, con dei rifugi, dei ripari di fortuna, dei paraventi simbolici. Posto da squatter, da emarginati, da clandestini, senza diritti, quelli insomma che hanno delle buone ragioni per nascondersi, tipi da galera; ma è anche un luogo di passaggio, del disagio assoluto, impossibile, luogo della trasgressione tra il giorno e la notte, di passaggio tra il giorno e la notte, o tra la notte e il giorno, tra galera e libertà, tra libertà e galera, tra la prigione e il reato successivo, la miseria e i sogni di gloria. È uno spazio sporco dove nessuno potrebbe sistemarsi per più di qualche ora. Un posto per una sosta breve, dove riprendere fiato, o perdere la speranza, un luogo dove volere o non saperne più niente, dove attendere, o perdere, o non essere più soli, o per imbattersi nei propri simili e, per noi, gioire con loro.

Eudes Panel, 2004: 54-55

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Ignazio Emmolo, Fornace Penna, Sampieri (Scicli), 1909-1912. In origine stabilimento per la produzione di laterizi, questo manufatto di archeologia industriale in attesa di un nuovo destino ha  trovato una momentanea identità nella serie televisiva “Il Commissario Montalbano”, dove viene denominato  “La Mànnara”  e utilizzato quale sede di attività illecite.

Riferimenti

PANEL Eudes, “Sous les Arbres, à l’ombre du boulevard…”, in AA VV, Bloody Europe!, Roma, Playground, 2004.

Sguardo #1

Due acrobati del Circo Acrojou hanno creato una casa modulare circolare: dotata di porte, finestre, accessori per la cucina e di un letto, la “Wheel House” è costituita da un anello dal diametro di 2,15 m e profondo solo 0,8 m, per un peso complessivo di 215 kg.

Attraverso corde e sorprendente abilità fisica, la coppia è in grado di camminare al suo interno e di muoverlo lungo il percorso.

Il progetto si configura non tanto come un paio di individui dentro una ruota, bensì come un incrocio tra “teatro visuale”, circo e architettura che reinterpreta lo spazio e induce gli spettatori a riflettere su come abitano e si muovono dentro le proprie case.

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Acrojou, “The Wheel House”

Fonte: inhabitat.com