Meditazione #17

In un mondo dove abbiamo barattato l’illusione della sicurezza con un controllo capillare delle nostre vite, dove chiediamo con insistenza più telecamere a sorvegliare i luoghi pubblici e più guardie a proteggere quelli privati, le biblioteche, le piazze, i parchi devono essere difesi come territori dell’anonimato, dell’incontro casuale, della libertà metropolitana.

Antonella Agnoli, 2009: 154

Riferimenti

AGNOLI Antonella, Le piazze del sapere. Biblioteche e libertà, Roma-Bari, Laterza, 2009; riedizione 2014.

Meditazione #11

Il posto agonizza ormai; qualcuno dirà che è già morto. Invece di continuare a cullarmi del suo crepuscolo farei meglio ad andare alla scoperta dello spazio nuovo che i miei compagni stanno sicuramente già occupando. Incorreggibili esteti a modo loro nel cambiar destino ai luoghi pubblici, cercano fin da quest’estate il posto giusto e nuovo dove riprendere i nostri giochi antichi e il modo di farcelo sapere. Per sostituire il nostro obitorio serve un territorio di frontiera, dove la gente di città non si senta più di casa e quelli della periferia non lo siano ancora. Quel posto è già stato trovato, forse, io in ogni caso non ne farò parola, un posto nato dalla città e dalla città abbandonato.

È vasto. Caotico, anch’esso pieno di scenari, di ribalte con svariati punti d’accesso e successivi gradini che convergono verso un centro. È un luogo aperto che pulsa al ritmo delle intemperie, con dei rifugi, dei ripari di fortuna, dei paraventi simbolici. Posto da squatter, da emarginati, da clandestini, senza diritti, quelli insomma che hanno delle buone ragioni per nascondersi, tipi da galera; ma è anche un luogo di passaggio, del disagio assoluto, impossibile, luogo della trasgressione tra il giorno e la notte, di passaggio tra il giorno e la notte, o tra la notte e il giorno, tra galera e libertà, tra libertà e galera, tra la prigione e il reato successivo, la miseria e i sogni di gloria. È uno spazio sporco dove nessuno potrebbe sistemarsi per più di qualche ora. Un posto per una sosta breve, dove riprendere fiato, o perdere la speranza, un luogo dove volere o non saperne più niente, dove attendere, o perdere, o non essere più soli, o per imbattersi nei propri simili e, per noi, gioire con loro.

Eudes Panel, 2004: 54-55

fornace-penna

Ignazio Emmolo, Fornace Penna, Sampieri (Scicli), 1909-1912. In origine stabilimento per la produzione di laterizi, questo manufatto di archeologia industriale in attesa di un nuovo destino ha  trovato una momentanea identità nella serie televisiva “Il Commissario Montalbano”, dove viene denominato  “La Mànnara”  e utilizzato quale sede di attività illecite.

Riferimenti

PANEL Eudes, “Sous les Arbres, à l’ombre du boulevard…”, in AA VV, Bloody Europe!, Roma, Playground, 2004.

Meditazione #10

Ci sono luoghi esterni e interni, locali e strade che fanno parte delle mie geografie quotidiane.

[…] Penso che di ogni persona vadano rispettati in particolare spazi e percorsi. Le geografie, appunto, come mappe interiori che si riflettono nei paesaggi, nelle strade, nelle abitudini.

Francesca Mazzucato, 2004: 152, 158

esercizi-psicogeografia
Magut Design, Esercizi di Psicogeografia, Parco Media Valle Lambro, 2014.

Riferimenti

MAZZUCATO Francesca, “La pioggia di Marsiglia”, in AA VV, Bloody Europe!, Roma, Playground, 2004.

Meditazione #6

Noi abbiamo bisogno di luoghi e passiamo il tempo a “fare luogo”, nella misura in cui abbiamo bisogno del rapporto e del legame con gli altri.

[…]

L’uomo è un animale simbolico e ha bisogno di rapporti iscritti nello spazio e nel tempo; ha bisogno di “luoghi” in cui la sua identità individuale si costruisce nel contatto con gli altri, essendo messo alla prova degli altri.

[…]

Creiamo ogni giorno degli abbozzi di luoghi, anche effimeri o superficiali: al caffè sotto casa, dal fornaio, negli esercizi commerciali della zona, e molti giovani si ritrovano nei grandi centri commerciali. È quindi impossibile compilare elenchi di luoghi assoluti e di nonluoghi assoluti nel senso empirico del termine: tutto può “fare luogo”.

[…]

Oggi i nonluoghi sono il contesto di ogni luogo possibile. […] Uno degli aspetti della crisi attuale si deve alla tensione fra necessità del luogo ed evidenza della nuova contestualizzazione [che si definisce attraverso i “nonluoghi” della circolazione, del consumo e della comunicazione]. È la sfida che viene lanciata all’architettura: come creare un chez soi, una casa propria che sia anche un’apertura verso l’esterno? La questione del contesto ha sempre preoccupato gli architetti; d’ora in avanti essa si pone in termini nuovi.

Marc Augé, 2016: 7, 9, 10

Riferimenti

AUGÉ Marc, “La fine della preistoria dell’umanità come società planetaria”, in ID.  et al., Le case dell’uomo. Abitare il mondo, Torino, UTET, 2016.

[Forzese, 2014]: (In)coscienza costruttiva

di Emanuele Forzese (inedito, 2014)

Nelle opere di Maurits Cornelius Escher e Alberto Savinio spesso sono raffigurate scene metafisiche dove l’architettura funge da teatro dell’inconscio; invertendo i due termini si ottiene una questione cruciale: l’inconscio quale teatro dell’architettura, ovvero l’inconsapevolezza come orizzonte storico-culturale entro cui la società pensa, costruisce e trasforma il territorio. L’uomo-costruttore della contemporaneità sembra svolgere con minore efficacia il ruolo di “coscienza” della terra che abita.

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