Breviario Cinico

di Emanuele Forzese, 2017

> Pubblicato su Genius Loci Architettura

Nella cultura architettonica il dizionario costituisce un riferimento autorevole che illustra elementi, teorie, stili, tipologie, architetti, tecniche costruttive e così via. Ma fino a che punto una raccolta di etichette contribuisce a interpretare correttamente la realtà?

Ambrose Bierce nel suo “Dizionario del diavolo” sovverte questa funzione rassicurante smascherando le distorsioni linguistiche celate nei vocabolari, allo scopo di polemizzare contro la falsità dilagante portando in scena l’ignobile teatrino della ipocrisia umana, in cui i valori vengono stravolti e svuotati di senso. Tra le definizioni incluse, alcune riguardano più o meno direttamente il lessico architettonico, e consentono di descrivere una sorta di breviario cinico.

Così, apprendiamo che l’architetto è «chi fa il disegno della vostra casa, facendo disegni sul vostro denaro», le cui azioni comportano delle responsabilità (fardello facilmente scaricabile sulle spalle di Dio, del Fato, del Destino, della Fortuna o del prossimo). L’architettura si configura come arte (termine impossibile da definire) di immaginare (magazzino di fatti, di proprietà congiunta del poeta e del bugiardo), costituita dalle fasi di pianificazione (preoccuparsi di trovare il modo migliore per ottenere un risultato fortuito) e realizzazione (morte dell’impegno e nascita della ripulsione) di costruzioni la cui grandezza è soggettiva, dal momento che «per un intelletto abituato alla relatività delle grandezze e delle distanze, gli spazi e le masse dell’astronomo non sarebbero più importanti di quelli di chi lavora al microscopio».

Nella sua attività l’architetto si confronta con la frontiera (linea immaginaria fra due nazioni, che ne separa i rispettivi diritti immaginari), con la pre-esistenza (fattore non rilevato nella creazione) e talvolta con il luogo comune (pensiero che sonnecchia fra parole che fumano, saggezza di un milione di stolti espressa dalle parole di un tonto, morale senza favola).

I risultati della progettazione sono opere di varia scala: edifici quali la casa (edificio cavo eretto come abitazione dell’uomo, del ratto, del topo, dello scarafaggio, della blatta, della mosca, della zanzara, della pulce, del bacillo e del microbo) e il palazzo (residenza elegante e costosa, in particolare quella di un funzionario importante), il mausoleo (l’ultima più esilarante follia del ricco) e il monumento (struttura costruita per commemorare qualcosa che non può o non ha bisogno di essere commemorato), la prigione (luogo di punizione e ricompensa) e il faro (alto edificio in riva al mare dove il governo tiene accesa una lampada e mantiene l’amico di un politico); infrastrutture come la strada (striscia che si può percorrere per spostarsi da dove è troppo faticoso stare a dove è inutile andare), la ferrovia (il principale di molti strumenti meccanici che ci permettono di andare da dove siamo a dove staremo meglio) e il porto (luogo dove le navi che si riparano dalle tempeste sono esposte alla furia della dogana); infine, le metropoli (baluardo del provincialismo) con il loro senso di urbanità (forme di cortesia che gli osservatori urbani attribuiscono agli abitanti di qualsiasi città tranne New York).

L’azione progettuale possiede una valenza sociale in quanto finalizzata a creare spazi architettonici e urbani per differenti categorie di utenti: dal residente (incapace di andarsene) al senzatetto (come si ritrova chi ha pagato tutte le tasse sugli immobili), dal pedone (parte variabile della strada per un’automobile) all’immigrato (persona sconsiderata convinta che un Paese sia meglio dell’altro); essa include anche una valenza espressiva che si può manifestare tanto nel dettaglio di un doccione (scarico per l’acqua piovana che sporge dalle gronde, di solito sotto forma di caricatura grottesca di un nemico personale dell’architetto o del committente) quanto in un edificio in stile sgangherato, ovvero «appartenente a un particolare ordine architettonico, anche noto come Americano Normale. Quasi tutti gli edifici pubblici statunitensi sono dell’ordine Sgangherato, sebbene qualche architetto della prima ora preferisse l’Ironico».

Abituati in qualità di progettisti a vedere le cose quali potrebbero essere, il cinismo – lungi dall’essere una mera provocazione – si rivela dunque un utile filtro che ci aiuta ogni tanto a osservare le cose come sono.

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Gargolla (o doccione) a forma di drago del Duomo di Milano (fonte: it.wikipedia.org)

(In)coscienza costruttiva

di Emanuele Forzese (inedito, 2014)

Nelle opere di Maurits Cornelius Escher e Alberto Savinio spesso sono raffigurate scene metafisiche dove l’architettura funge da teatro dell’inconscio; invertendo i due termini si ottiene una questione cruciale: l’inconscio quale teatro dell’architettura, ovvero l’inconsapevolezza come orizzonte storico-culturale entro cui la società pensa, costruisce e trasforma il territorio. L’uomo-costruttore della contemporaneità sembra svolgere con minore efficacia il ruolo di “coscienza” della terra che abita.

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