Antibiblioteca #54

Libro Il vuoto, le forme, l'altro. Tra Oriente e Occidente Marcello Ghilardi

GHILARDI Marcello, Il vuoto, le forme, l’altro. Tra Oriente e Occidente, Morcelliana, 2017.

Se da sempre provoca il pensiero filosofico, la questione dell”‘altro” assume nuovo interesse di fronte alla pluralità che caratterizza l’epoca odierna. Confrontandosi con autori e testi non solo della tradizione europea ma anche di quella orientale – in particolare cinese e giapponese -, l’autore esamina l’alterità nell’ambito del linguaggio, della pratica artistica e dell’etica, giungendo a una inedita nozione di “vuoto”, non come nome dell’indicibile, ma come apertura nei confronti delle molteplici forme del mondo.

Meditazione #13

Tutti gli abusi professionali praticati oggi da certe corporazioni e gruppi di architetti, dipendono dal loro timore davanti ai metodi scientifici (“l’architetto e l’urbanista sono degli artisti”), timore giustificato dalla loro ignoranza. Cosa insegneremo dunque ai futuri architetti in mancanza di metodi scientifici?

La stessa paura si manifesta troppo spesso nella stampa professionale (le riviste di architettura). Vi si trovano delle fotografie molto belle, ma non v’è esposto alcun metodo. Come potranno giungere fino agli architetti i risultati ottenuti dai ricercatori?

Dopo aver ben sostenuto questi sbarramenti, gli ipocriti scrivono; l’architettura è in ritardo! noi dobbiamo industrializzare! ecc. Essi si lamentano dei particolari senza riconoscere che non è stata fatta nessuna ricerca di base. Ci si contenta di “giocare con i volumi”, d’introdurre delle dominanti “verticali” ecc., ma nessuno si occupa delle possibilità di organizzazione di una città, della formazione di nuovi gruppi sociali, delle interrelazioni tra il reddito nazionale e lo schema di organizzazione di una città.

A questa malattia di formalismo soccombono spesso gli stessi innovatori. La maggior parte delle proposte “rivoluzionarie” propongono solo delle forme nuove invece di adattare la città alla nuova vita.

Yona Friedman, 1971: 213-214

Riferimenti

FRIEDMAN Yona, Pour une architecture scientifique, Paris, 1971; ed. it. Per una architettura scientifica, Roma, Officina Edizioni, 1975.

Strategie progettuali del wu wei

Per chi non si domandi: “Che cosa devo fare? Che cosa devo fare?” non vi è nulla che io possa fare.

Confucio, Dialoghi

La strategia cinese del wu wei (“non agire”), diversamente da quanto lasci intendere il suo significato letterale, non corrisponde a una filosofia della inazione, bensì alla capacità di:

  • Cogliere le infinite potenzialità del presente, evitando forzature o pregiudizi dell’intelletto;
  • Eseguire azioni conformi alle leggi della natura ed ai comportamenti rituali;
  • Conseguire risultati senza scatenare conflitti;
  • Insegnare e imparare tramite l’esperienza, piuttosto che con le parole.

Applicando tali concetti in ambito architettonico, è possibile desumere quattro riflessioni utili per la pratica progettuale. Continua a leggere