Antibiblioteca #45

Libro Pier Luigi Nervi. Il modello come strumento di progetto Giulio Barazzetta

BARAZZETTA Giulio (a cura di), Pier Luigi Nervi. Il modello come strumento di progetto e costruzione, Macerata, Quodlibet, 2017.

L’utilizzo del modello quale strumento di rappresentazione dell’architettura nell’opera di Pier Luigi Nervi è l’oggetto d’indagine di questo volume e dell’omonima mostra presso il Politecnico di Milano. Entrambe le iniziative riuniscono i frutti delle più recenti ricerche in materia e s’inseriscono nel contesto di una sostanziale revisione dei rapporti fra ingegneria e architettura nel campo degli studi su strumenti e tecniche di progetto e costruzione. Come rileva il curatore Giulio Barazzetta, tale indagine è utile vista l’attualità del tema della modellazione strutturale: le questioni qui affrontate, infatti, riguardano «le tecniche convenzionali del progetto di architettura e una sua possibile cartografia che si vede sorgere nelle tecniche contemporanee di modellazione informatica della costruzione».

(R)esistenza

di Emanuele Forzese, 2017

> Pubblicato sul blog Genius Loci Architettura

In ambito psicologico “resilienza” indica la capacità per una persona di reagire positivamente agli eventi traumatici, riorganizzando la propria esistenza dinanzi alle difficoltà e restando sensibile alle opportunità che si offrono di volta in volta. Tale concetto viene esteso dal singolo individuo all’intera comunità quando occorre analizzare le conseguenze indotte nei contesti sociali da gravi catastrofi naturali (quali uragani e inondazioni) o da azioni antropiche (tra cui attentati terroristici e guerre). Nel campo urbanistico si discute da tempo su politiche e pratiche delle “città resilienti” che, messe alla prova da circostanze correlate ai cambiamenti climatici e alla sicurezza, stanno sperimentando nuove risposte sociali, economiche e ambientali.

Oggi persino gli architetti si scoprono resilienti, essendo spinti ad acquisire competenze trasversali (rigorosamente certificate ai fini dei Crediti Formativi Professionali), a districarsi tra vincoli burocratici e finanziari, a rincorrere il successo con formalismi spettacolari, a mediare le esigenze di committenti e fruitori con le capacità di costruttori e operai.

Ma l’unica strategia attuabile consiste nell’adattarsi sempre e comunque, nel cercare a ogni costo di trasformare l’incertezza in occasione e il rischio in innovazione?

Leggendo i taccuini di Pietro Giorgio Zendrini emerge piuttosto una idea di “resistenza” quale condizione necessaria per ripensarsi progettisti, un modo di essere nel mondo (professionale) ancorato a due radici disciplinari: il costruire come strumento responsabile per vivere meglio e il progettare come interrogazione continua sulla complessità del quotidiano. L’architetto che desidera esistere e resistere nello svolgimento della professione deve ridare centralità alla cura, deve pensare ogni progetto come messa in opera del “buono”, prendendosi tutto il tempo necessario per riflettere sulle motivazioni che stanno alla sua base: valutazione dei bisogni, scelta e impiego dei materiali, confronto con il contesto, adozione di appropriati criteri formali, eccetera.

Per Zendrini la resistenza si concretizza cercando di fare cose “buone”, e lo dimostra egli stesso quando, posto davanti al ricatto di un cliente che pretende di sacrificare l’attenzione al sito per conferire “un po’ di estetica” al progetto di una piccola casa, sceglie di salvaguardare la bontà del proprio lavoro rinunciando all’incarico.

Alle instabilità di un mestiere che si è fatto “liquido” è necessario dunque opporre resistenza, cercando di comportarsi in ogni circostanza in accordo all’idea che ciascun progettista, pur con minime azioni, può contribuire a cambiare ciò che non va. Cercando di agire al meglio attraverso un progetto etico, prima ancora che urbano o architettonico.

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Appunti dei taccuini di Pietro Giorgio Zendrini (fonte: pgzendrini.com).

Antibiblioteca #14

rice

RICE Peter, An engineer imagines, 1994; ed. it. L’immaginazione costruttiva, Milano, Marinotti, 2012.

Peter Rice (1935-1992) è forse il più grande e il più noto tra gli ingegneri del secondo novecento, il cui apporto ha reso possibili acune delle architetture più innovative del secolo e il cui ruolo è stato determinante soprattutto in quelli che vengono considerati i più Importanti edifici anche dal punto di vista simbolico: le vele dell’opera di Sydney o il Beaubourg a Parigi ormai assunte a icone della Modernità architettonica. Numerose sono le opere in cui la sua immaginazione costruttiva ha contribuito in maniera paritetica a quella Degli architetti progettisti: dalla galleria d’arte contemporanea Menil a Houston con Renzo Piano, al Palazzo dei Lloyd’s a londra con Richard Rogers, alla passerella del parigino parco de la villette con bernard tschumi, fino al padiglione del futuro con Oriol Bohigas all’Expo di Siviglia, per non dire di tutte le altre collaborazioni che Peter Rice ha dato in modo diretto a molti altri protagonisti Dell’architettura contemporanea: da Norman Foster a Jorn Utzon e molti altri. Anche in italia la sua audace creatività è stata fondamentale nella costruzione dello stadio di Bari e del santuario di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, entrambi di Renzo Piano, Così come la sua esperienza alla fiat alla fine degli anni settanta nella progettazione della “ritmo”, modello tanto amato anche dal Giovane Barak Obama.

Strategie progettuali del wu wei

Per chi non si domandi: “Che cosa devo fare? Che cosa devo fare?” non vi è nulla che io possa fare.

Confucio, Dialoghi

La strategia cinese del wu wei (“non agire”), diversamente da quanto lasci intendere il suo significato letterale, non corrisponde a una filosofia della inazione, bensì alla capacità di:

  • Cogliere le infinite potenzialità del presente, evitando forzature o pregiudizi dell’intelletto;
  • Eseguire azioni conformi alle leggi della natura ed ai comportamenti rituali;
  • Conseguire risultati senza scatenare conflitti;
  • Insegnare e imparare tramite l’esperienza, piuttosto che con le parole.

Applicando tali concetti in ambito architettonico, è possibile desumere quattro riflessioni utili per la pratica progettuale. Continua a leggere

[Forzese, 2014]: (In)coscienza costruttiva

di Emanuele Forzese (inedito, 2014)

Nelle opere di Maurits Cornelius Escher e Alberto Savinio spesso sono raffigurate scene metafisiche dove l’architettura funge da teatro dell’inconscio; invertendo i due termini si ottiene una questione cruciale: l’inconscio quale teatro dell’architettura, ovvero l’inconsapevolezza come orizzonte storico-culturale entro cui la società pensa, costruisce e trasforma il territorio. L’uomo-costruttore della contemporaneità sembra svolgere con minore efficacia il ruolo di “coscienza” della terra che abita.

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