Antibiblioteca #14

rice

RICE Peter, An engineer imagines, 1994; ed. it. L’immaginazione costruttiva, Milano, Marinotti, 2012.

Peter Rice (1935-1992) è forse il più grande e il più noto tra gli ingegneri del secondo novecento, il cui apporto ha reso possibili acune delle architetture più innovative del secolo e il cui ruolo è stato determinante soprattutto in quelli che vengono considerati i più Importanti edifici anche dal punto di vista simbolico: le vele dell’opera di Sydney o il Beaubourg a Parigi ormai assunte a icone della Modernità architettonica. Numerose sono le opere in cui la sua immaginazione costruttiva ha contribuito in maniera paritetica a quella Degli architetti progettisti: dalla galleria d’arte contemporanea Menil a Houston con Renzo Piano, al Palazzo dei Lloyd’s a londra con Richard Rogers, alla passerella del parigino parco de la villette con bernard tschumi, fino al padiglione del futuro con Oriol Bohigas all’Expo di Siviglia, per non dire di tutte le altre collaborazioni che Peter Rice ha dato in modo diretto a molti altri protagonisti Dell’architettura contemporanea: da Norman Foster a Jorn Utzon e molti altri. Anche in italia la sua audace creatività è stata fondamentale nella costruzione dello stadio di Bari e del santuario di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, entrambi di Renzo Piano, Così come la sua esperienza alla fiat alla fine degli anni settanta nella progettazione della “ritmo”, modello tanto amato anche dal Giovane Barak Obama.

Strategie progettuali del wu wei

Per chi non si domandi: “Che cosa devo fare? Che cosa devo fare?” non vi è nulla che io possa fare.

Confucio, Dialoghi

La strategia cinese del wu wei (“non agire”), diversamente da quanto lasci intendere il suo significato letterale, non corrisponde a una filosofia della inazione, bensì alla capacità di:

  • Cogliere le infinite potenzialità del presente, evitando forzature o pregiudizi dell’intelletto;
  • Eseguire azioni conformi alle leggi della natura ed ai comportamenti rituali;
  • Conseguire risultati senza scatenare conflitti;
  • Insegnare e imparare tramite l’esperienza, piuttosto che con le parole.

Applicando tali concetti in ambito architettonico, è possibile desumere quattro riflessioni utili per la pratica progettuale. Continua a leggere

[Schinkel]: Principi del costruire

  1. Costruire (bauen) è unire materiali diversi in un tutto, che corrisponde a un compito ben definito.
  2. Questa definizione, che comprende in sé un edificio sia nei suoi aspetti spirituali sia in quelli materiali, dimostra chiaramente che la finalizzazione a uno scopo è il principio fondamentale di ogni edificio.
  3. L’edificio che dunque, nella sua concretezza, presuppone un aspetto spirituale, costituisce l’oggetto della mia riflessione.
  4. La finalizzazione a uno scopo di ogni edificio può essere considerata sotto i tre seguenti aspetti:
  • Finalità della distribuzione spaziale o del progetto;
  • Finalità della costruzione o della unione di materiali adeguati al progetto;
  • Finalità dell’ornamento o della decorazione.

Karl Friedrich Schinkel

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[Forzese, 2014]: (In)coscienza costruttiva

di Emanuele Forzese (inedito, 2014)

Nelle opere di Maurits Cornelius Escher e Alberto Savinio spesso sono raffigurate scene metafisiche dove l’architettura funge da teatro dell’inconscio; invertendo i due termini si ottiene una questione cruciale: l’inconscio quale teatro dell’architettura, ovvero l’inconsapevolezza come orizzonte storico-culturale entro cui la società pensa, costruisce e trasforma il territorio. L’uomo-costruttore della contemporaneità sembra svolgere con minore efficacia il ruolo di “coscienza” della terra che abita.

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