Antibiblioteca #57

Libro Io la mia casa la vorrei... Il disegno della casa reale e della casa ideale dei bambini a confronto. Con Contenuto digitale (fornito elettronicamente) Paola Federici

FEDERICI Paola, Io la mia casa la vorrei… Il disegno della casa reale e della casa ideale dei bambini a confronto, Milano, Franco Angeli, 2017.

L’uso del test proiettivo del disegno della casa può trasmetterci molte informazioni sui bambini, se questi vengono lasciati liberi di usare la propria immaginazione senza limiti. La casa disegnata spontaneamente dai bambini è infatti una proiezione di se stessi – perché racchiude un insieme di elementi simbolici densi di significato – e rivela i loro stati d’animo, i loro sogni, i loro vissuti, ma anche le loro preoccupazioni. Dopo una breve introduzione sul significato fondamentale delle varie parti della casa, l’Autrice propone un confronto sistematico tra il disegno della casa reale e quello della casa ideale dei bambini. Questa analisi offre la possibilità di comprendere non solo come i bambini vivono in famiglia, a scuola e con gli amici, ma anche quale grado di adattamento alla realtà hanno sviluppato, quanto i loro sogni siano realistici o legati invece ancora al mondo magico delle fiabe. Il confronto del disegno delle due case permette dunque a psicologi e pedagogisti di ottenere un “ritratto” dello stato emotivo del piccolo autore, anche a scopo diagnostico. Il volume, con un linguaggio semplice e chiaro, si rivolge inoltre a insegnanti e genitori che con il supporto degli esperti potranno avvicinarsi alla comprensione del mondo interiore dei bambini. Arricchisce il testo l’allegato online – disponibile nell’Area Multimediale del sito dell’editore – per la visione a colori dei disegni esaminati nel volume.

Antibiblioteca #47

Libro Il linguaggio segreto della casa. Psicologia dell'abitazione Roberto Pinetti

PINETTI Roberto, Il linguaggio segreto della Casa. Psicologia dell’abitazione, Youcanprint, 2017.

L’effimera tenda del nomade e la costruzione radicata nella terra dei nostri avi hanno in comune qualcosa di essenziale: sono comunque forme dell’abitazione entro la quale scorre la vita umana. Anche per questo in essa sono racchiusi tutti gli elementi del nostro esistere. Roberto Pinetti ci propone di guardare la casa con gli occhi della psiche. Ma osservare l’anima della casa, per scoprire i misteri ancora celati della nostra anima, comporta dialogare con gli infiniti significati cui ci rimanda. È un viaggio attraverso la psicologia dei simboli, quello proposto dall’autore che, pur desiderando confrontarsi con psicologi e terapeuti, si rivolge a chiunque possa scoprirsi curioso di sé e di come il luogo in cui abitiamo ci descrive. L’intento è anche quello di entrare in dialogo con l’architetto, il progettista o altre figure professionali che si occupino di abitazioni, offrendo una chiave di lettura che possa proporre una visione ancora più ampia e profonda del loro operare.

Breviario Cinico

di Emanuele Forzese, 2017

> Pubblicato su Genius Loci Architettura

Nella cultura architettonica il dizionario costituisce un riferimento autorevole che illustra elementi, teorie, stili, tipologie, architetti, tecniche costruttive e così via. Ma fino a che punto una raccolta di etichette contribuisce a interpretare correttamente la realtà?

Ambrose Bierce nel suo “Dizionario del diavolo” sovverte questa funzione rassicurante smascherando le distorsioni linguistiche celate nei vocabolari, allo scopo di polemizzare contro la falsità dilagante portando in scena l’ignobile teatrino della ipocrisia umana, in cui i valori vengono stravolti e svuotati di senso. Tra le definizioni incluse, alcune riguardano più o meno direttamente il lessico architettonico, e consentono di descrivere una sorta di breviario cinico.

Così, apprendiamo che l’architetto è «chi fa il disegno della vostra casa, facendo disegni sul vostro denaro», le cui azioni comportano delle responsabilità (fardello facilmente scaricabile sulle spalle di Dio, del Fato, del Destino, della Fortuna o del prossimo). L’architettura si configura come arte (termine impossibile da definire) di immaginare (magazzino di fatti, di proprietà congiunta del poeta e del bugiardo), costituita dalle fasi di pianificazione (preoccuparsi di trovare il modo migliore per ottenere un risultato fortuito) e realizzazione (morte dell’impegno e nascita della ripulsione) di costruzioni la cui grandezza è soggettiva, dal momento che «per un intelletto abituato alla relatività delle grandezze e delle distanze, gli spazi e le masse dell’astronomo non sarebbero più importanti di quelli di chi lavora al microscopio».

Nella sua attività l’architetto si confronta con la frontiera (linea immaginaria fra due nazioni, che ne separa i rispettivi diritti immaginari), con la pre-esistenza (fattore non rilevato nella creazione) e talvolta con il luogo comune (pensiero che sonnecchia fra parole che fumano, saggezza di un milione di stolti espressa dalle parole di un tonto, morale senza favola).

I risultati della progettazione sono opere di varia scala: edifici quali la casa (edificio cavo eretto come abitazione dell’uomo, del ratto, del topo, dello scarafaggio, della blatta, della mosca, della zanzara, della pulce, del bacillo e del microbo) e il palazzo (residenza elegante e costosa, in particolare quella di un funzionario importante), il mausoleo (l’ultima più esilarante follia del ricco) e il monumento (struttura costruita per commemorare qualcosa che non può o non ha bisogno di essere commemorato), la prigione (luogo di punizione e ricompensa) e il faro (alto edificio in riva al mare dove il governo tiene accesa una lampada e mantiene l’amico di un politico); infrastrutture come la strada (striscia che si può percorrere per spostarsi da dove è troppo faticoso stare a dove è inutile andare), la ferrovia (il principale di molti strumenti meccanici che ci permettono di andare da dove siamo a dove staremo meglio) e il porto (luogo dove le navi che si riparano dalle tempeste sono esposte alla furia della dogana); infine, le metropoli (baluardo del provincialismo) con il loro senso di urbanità (forme di cortesia che gli osservatori urbani attribuiscono agli abitanti di qualsiasi città tranne New York).

L’azione progettuale possiede una valenza sociale in quanto finalizzata a creare spazi architettonici e urbani per differenti categorie di utenti: dal residente (incapace di andarsene) al senzatetto (come si ritrova chi ha pagato tutte le tasse sugli immobili), dal pedone (parte variabile della strada per un’automobile) all’immigrato (persona sconsiderata convinta che un Paese sia meglio dell’altro); essa include anche una valenza espressiva che si può manifestare tanto nel dettaglio di un doccione (scarico per l’acqua piovana che sporge dalle gronde, di solito sotto forma di caricatura grottesca di un nemico personale dell’architetto o del committente) quanto in un edificio in stile sgangherato, ovvero «appartenente a un particolare ordine architettonico, anche noto come Americano Normale. Quasi tutti gli edifici pubblici statunitensi sono dell’ordine Sgangherato, sebbene qualche architetto della prima ora preferisse l’Ironico».

Abituati in qualità di progettisti a vedere le cose quali potrebbero essere, il cinismo – lungi dall’essere una mera provocazione – si rivela dunque un utile filtro che ci aiuta ogni tanto a osservare le cose come sono.

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Gargolla (o doccione) a forma di drago del Duomo di Milano (fonte: it.wikipedia.org)

Meditazione #20

Hans ricorda le sere in cui veniva l’architetto, dopo cena, e tutta la famiglia si raccoglieva intorno al tavolo della cucina, a studiare i disegni che quello portava. Hans ricorda la carta liscia, odorosa di petrolio, i grandi fogli difficili da ripiegare, le linee nette, nerissime, già in grado di far pensare alla solidità di un muro. Ricorda il silenzio iniziale che accoglieva ciascuno di quei fogli, il momento sospeso mentre venivano spiegati, gli sguardi ansiosi di mettere a fuoco, come davanti alle mappe di un paese dorato. Ecco la loro casa, grande, lussuosa, sorta dal niente nel mezzo di un campo.

Marco Mancassola, 2005: 36

Riferimenti

MANCASSOLA Marco, “Il ventisettesimo anno”, in ID., Il ventisettesimo anno. Due racconti sul sopravvivere, Roma, Minimum Fax, 2005.

Antibiblioteca #25

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BALEY Ron, Gli squatter. La vera storia degli occupanti di case di Londra, Shake, 2017.

Inghilterra, fine anni Sessanta. All’ombra del boom economico e delle vetrine psichedeliche di Carnaby Street, una intera classe sociale viveva la terribile esperienza di essere homeless, senza casa. I ricchi avevano improvvisamente investito nell’edilizia, demolendo i quartieri storici e scacciando dalle abitazioni migliaia di famiglie operaie, pensionati, giovani coppie e immigrati giamaicani di prima generazione. Queste persone, dopo incredibili e dickensiane traversie, vennero letteralmente deportate in centri di accoglienza, simili più a prigioni che a dimore, e furono private addirittura dei loro figli. Ma un gruppo di giovani londinesi, che avevano come riferimento un giovane regista di nome Ken Loach, volle ribellarsi a tale situazione, creando dal nulla la London Squatters’ Campaign, cioè un’azione di massa mirante all’occupazione delle case sfitte, collocandovi all’interno gruppi di bisognosi e ottenendo contratti di affitto sostenibili. Tale pratica si diffuse a macchia d’olio. Gli homeless si trasformarono così in squatters e quei giovani sognatori in veri e propri Robin Hood. Questo libro, scritto in quel periodo da Ron Bailey, coordinatore della London Squatters’ Campaign, è la vera, irresistibile e divertente cronaca di quegli eventi, intensi a tal punto da creare le basi di un movimento ancora oggi vivo e attivo in tutto il mondo.

Meditazione #8

L’umano è quell’animale che proprio perché non ha paure innate ha una paura indeterminata, ha paura della paura. Siccome non c’è un pericolo specifico, allora ha paura di tutto quello che potrebbe essere pericoloso. Ha paura di tutto, Homo sapiens. Per questo è l’unico vivente che ha bisogno di nascondersi e chiudersi dentro una casa. Perché Homo sapiens è un animale impaurito. Per questa ragione la prima preoccupazione dell’uomo è tracciare un confine, qui e là, dentro e fuori, con me e contro di me. Il primo pensiero umano è il filo spinato.

Il filo spinato non protegge affatto dal nemico là fuori, ma, al contrario, serve a tranquillizzare chi si trova al di qua del filo. La paura è dentro l’uomo. Il filo spinato è la prima casa. È la prima idea della casa.

[…]

L’animale è dall’altra parte del filo spinato. E questa non è una condizione fortuita di qualche animale sfortunato, ma, al contrario, è la definizione dell’animale non umano: è un animale (non umano) quel vivente ristretto in uno spazio limitato. In questo senso anche l’animale che vive libero nella savana, in realtà ormai vive in un parco “naturale”, che è appunto uno spazio più o meno ampio delimitato dal filo spinato. Anche le possenti balene vivono in uno spazio artificiale, dal momento in cui gli oceani sono diventati riserve ittiche. Il filo spinato è talmente potente che esiste anche in versione liquida.

[…]

Lo zoo è l’essenza della casa: sicurezza, protezione, prigione. E siccome abbiamo inventato la casa per difenderci non dagli animali, ma dalla nostra paura degli animali, ecco che ce li chiudiamo dentro.

[…]

Gli animali, pazienti, ci aspettano. Ci osservano oltre le finestre delle nostre case, attraverso le sbarre delle gabbie degli zoo, dietro le immagini naturalistiche, dalle riviste illustrate, dovunque c’è qualche animale stupito che ci guarda […]. Si fanno ammazzare a miliardi perché non riescono a crederci. Filo spinato, insetticidi, diserbanti, trappole per topi, zoo, pesticidi, mattatoi, musei di zoologia, tutto un immenso apparato creato per distruggere gli animali. Perché gli animali sono comunisti, sono liberi, e non hanno paura di morire. Ora, tutto questo è cominciato con quel gesto, quel gesto-pensiero del muro, della casa chiusa, del filo spinato. Il futuro della vita, non solo della nostra, ovviamente, è possibile solo a condizione di tagliare quel filo spinato. Aprire le porte, abbattere gli steccati, spezzare le identità.

Felice Cimatti, 2016: 17, 20, 23, 27

Riferimenti

CIMATTI Felice, “Case e tane. Luoghi animali”, pp. 11-28, in AUGÉ Marc et al., Le case dell’uomo. Abitare il mondo, Torino, UTET, 2016.