Antibiblioteca #53

Libro L' arte come prassi umana. Un'estetica Georg W. Bertram

BERTRAM Georg W, L’arte come prassi umana. Un’estetica, Milano, Raffaello Cortina, 2017.

Nella teoria e nella filosofia dell’arte si tende a sottolineare la differenza fra l’arte e le altre pratiche umane. In questo modo, si può perdere il senso profondo della pluralità delle arti e sottovalutare la portata dell’arte nell’ambito della forma di vita umana. Nella prospettiva teorica elaborata da Bertram, al contrario, l’arte si colloca in continuità con le altre pratiche umane, perché solo in riferimento a esse può acquisire la propria specifica potenzialità. Seguendo Bertram, saremo in grado di riconoscere in queste pagine una nuova impostazione nella definizione dell’arte: si tratta di comprendere la particolarità dell’arte nel contesto della prassi umana, ovvero di cogliere la natura essenziale del contributo che essa reca a questa prassi. L’arte, argomenta Bertram, non è semplicemente una pratica specifica, ma una forma specifica di prassi riflessiva, in quanto tale assai produttiva nell’ambito del rapporto dell’essere umano con il mondo. In ultima analisi, l’arte è una prassi di libertà.

Antibiblioteca #44

Libro La creazione artistica Paul Valéry

VALERY Paul, La Creazione artistica, Morcelliana, 2017.

Che cosa è la creazione artistica? Come nasce l’opera d’arte? Quali sono i suoi elementi necessari? Queste le domande poste dal poeta francese durante la conferenza del 28 gennaio 1928, rivolta al pubblico della Società francese di filosofia e per la prima volta qui tradotta. Valéry descrive l’arte come l’incontro tra caso e necessità, tra dimensione sensibile e razionale, tra ispirazione da una parte e ordine e progettazione dall’altra; conseguenza di uno scambio tra mente, occhio e mano. Tre i soggetti di questo processo: l’artista “che sa guardare”, l’opera d’arte e colui che ne fruisce. Il discorso del poeta – corredato di illustrazioni – sfocia in un vivace dibattito con due tra le figure più note della cultura filosofica di quegli anni: Paul Desjardins, membro del Collège de France, ed Henri Delacroix, studioso di psicologia.

Antibiblioteca #23

tomeo

TOMEO Caterina, Sound Art. Ascoltare è come vedere, Roma, Castelvecchi, 2017.

«Nessuna delle arti è stata mai completamente muta, alcune sono state sonore anche a dispetto del loro apparente silenzio, mentre quelle sonore tradizionali sono diventate qualcosa di diverso nel momento in cui hanno accolto pratiche artistiche nuove» [Douglas Kahn]. Tra le caratteristiche di maggior rilievo dell’arte contemporanea c’è quella di fondere diversi livelli della percezione, dando vita a opere sinestetiche. Gli artisti intervistati in questo libro, tra i maggiori esponenti della scena internazionale, si muovono con abilità nel territorio complesso della Sound Art, spaziando sovente dalla musica alle moving images e creando installazioni e performance multisensoriali difficili da catalogare, che coinvolgono la capacità esperienziale e percettiva degli spettatori. I protagonisti delle “nuove arti” riflettono sulle produzioni più recenti, rielaborando a partire dalla propria esperienza e concezione dell’arte gli orientamenti più significativi della ricerca contemporanea. Una realtà in fermento che avrà molto da dire e da dare soprattutto nei prossimi anni.

Antibiblioteca #22

stoichita

STOICHITA Victor I., Effetto Sherlock. Occhi che osservano, occhi che spiano, occhi che indagano. Storia dello sguardo da Manet a Hitchcock, Milano, Il Saggiatore, 2017.

Nella Finestra sul cortile, tra i film più celebri di sempre e grande metafora del cinema, il protagonista Jeff, interpretato da James Stewart, spia i vicini dal suo appartamento, fino a imbattersi nei segni di un omicidio. Per Victor Stoichita, uno degli storici dell’arte più autorevoli dei nostri giorni, il personaggio di Hitchcock, voyeur e detective al tempo stesso, incarna le caratteristiche dello sguardo con cui le arti visive, fin dall’avvento dell’Impressionismo, sembrano chiedere di essere osservate. La potenza del «gioco della rappresentazione» chiama lo spettatore, proiettato in un mondo di ostacoli e incertezze, privo di una storia immediatamente leggibile, a farsi Sherlock Holmes, per orientarsi nell’affascinante, densa coltre delle interpretazioni possibili. Fu la «Nuova pittura» impressionista a mettere in luce l’importanza di ciò che nel dispositivo del quadro si sottrae all’osservazione, è fuori campo, nascosto o troppo piccolo per essere visto. Da allora, l’immagine artistica appare di frequente come un «luogo del delitto». “Effetto Sherlock” è dunque un dittico: la prima tavola è consacrata alla rivoluzione dell’esperienza visuale portata in particolare da Manet, Degas e Caillebotte; la seconda esplora – attraverso capolavori quali La signora scompare e La finestra sul cortile di Alfred Hitchcok e Blow Up di Michelangelo Antonioni – la capacità dell’arte cinematografica di realizzare esperimenti sullo sguardo e di proporre uno «spettacolo ottico». Che si parli di pittura, cinema o arte contemporanea, l’«effetto Sherlock» non è allora che l’esercizio intellettuale della rivelazione. Ma se i romanzi gialli si concludono con la vittoria indiscussa della ragione, per Stoichita davanti all’immagine nessun mistero può essere definitivamente risolto. Pur con questa consapevolezza, però, non possiamo non farci investigatori: solo grazie al nostro sguardo indagatore l’arte acquista profondità e senso.

Antibiblioteca #19

chillida

CHILLIDA Edoardo, Escritos, Madrid, 2005; ed. it. Lo spazio e il limite. Scritti e conversazioni sull’arte, Milano, Marinotti, 2010.

Il volume presenta una selezione dei più significativi scritti e conversazioni dello scultore spagnolo Eduardo Chillida, dagli esordi della sua riflessione filosofica agli esiti della sua piena maturità di artista e di uomo. Considerato uno dei maestri della seconda metà del XX secolo insieme a scultori della portata di Alberto Giacometti ed Henry Moore, Chillida, in queste pagine suggestive e a tratti evocative, illustra la fonte da cui trae origine la sua opera, mettendo soprattutto in evidenza la sua peculiare concezione dello spazio. Ai primi fondamentali scritti degli anni Sessanta e Settanta seguono i testi elaborati negli anni Novanta, che rappresentano il momento culminante, per intensità e sintesi, della sua costantemente rinnovata ricerca sulle questioni di fondo, poetiche ed estetiche, della propria opera. A quest’ultimo periodo appartengono anche le conversazioni, che formano la seconda parte del volume, grazie alle quali emerge in modo nitido la visione complessiva dell’articolata produzione di Chillida. In particolare le conversazioni si svolgono attorno al dialogo tra la scultura e la musica, elemento che più di ogni altro mantiene un rapporto privilegiato con il tema dello spazio, tanto essenziale nella sua opera. Come dice laconicamente lo stesso Chillida: “Nel punto estremo dell’acuto, il silenzio. Attraversare lo spazio silenziosamente. Ottenere la vibrazione muta”.