Perché il mio paesaggio vale. Appunti di autostima territoriale

di Emanuele Forzese, 2017

> Pubblicato su Genius Loci Architettura

Era il 1973, quando la modella e attrice Joanne Dusseau pronunciò la frase “Because I’m worth it” (“Perché io valgo”) – destinata a diventare uno degli slogan più famosi al mondo – all’interno di una campagna pubblicitaria lanciata da un gruppo industriale francese specializzato nel settore cosmetico. In oltre quaranta anni l’autostima ha dato vita ad un fiorente mercato di consumo che non conosce crisi: oltre ai fiumi di inchiostro versati su questo tema dai saggi scientifici ai manuali di self-help, oltre ai corsi e seminari che promettono di migliorare la valutazione di sé in ogni settore della vita, numerosi sono i prodotti commerciali cui viene applicata questa “magica etichetta” per incrementare le vendite.

In tutti i casi menzionati l’autostima è posta in relazione con l’individuo, ma perché non provare a estendere il ragionamento agli spazi della nostra quotidianità? Se io valgo, vale anche il paesaggio che abito? Continua a leggere

Antibiblioteca #48

Libro Abitare illegale. Etnografia del vivere ai margini in Occidente Andrea Staid

STAID Andrea, Abitare illegale. Etnografia del vivere ai margini in Occidente, Frontiere, 2017.

Tra Europa e Stati Uniti un viaggio nelle più differenti esperienze abitative, dalle case occupate italiane ai wagenplatz in Germania, dai villaggi rom e sinti del nord Italia, ai pueblos ocupados in Spagna. Ma non solo: ecovillaggi e comuni, slum urbani e baraccopoli, autocostruzioni e tendopoli. Una ricerca che decostruirà le certezze sull’abitare del così detto primo mondo, scritta con la passione dell’attivista e il rigore dello studioso. “Staid ci ha abituato a ricerche condotte ai margini, in quei laboratori spontanei dove maturano, consapevolmente o meno, nuovi modelli di relazione. Questa volta ci conduce in un viaggio nelle pratiche dell’abitare.

[Spampinato, 2007]: Liberi di abitare

Saranno sempre gli Stati a definire l’umanità dividendola in cittadini, con molti doveri ed alcuni diritti, e non cittadini, esclusi da ogni diritto? Saranno sempre le esigenze dell’industria e delle macchine a prevalere su quelle della vita umana? La devastante cementificazione continuerà a divorare l’ambiente delle donne e degli uomini?

[Spampinato, 2007: 78]

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Sguardo #1

Due acrobati del Circo Acrojou hanno creato una casa modulare circolare: dotata di porte, finestre, accessori per la cucina e di un letto, la “Wheel House” è costituita da un anello dal diametro di 2,15 m e profondo solo 0,8 m, per un peso complessivo di 215 kg.

Attraverso corde e sorprendente abilità fisica, la coppia è in grado di camminare al suo interno e di muoverlo lungo il percorso.

Il progetto si configura non tanto come un paio di individui dentro una ruota, bensì come un incrocio tra “teatro visuale”, circo e architettura che reinterpreta lo spazio e induce gli spettatori a riflettere su come abitano e si muovono dentro le proprie case.

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Acrojou, “The Wheel House”

Fonte: inhabitat.com

[Forzese, 2014]: (In)coscienza costruttiva

di Emanuele Forzese (inedito, 2014)

Nelle opere di Maurits Cornelius Escher e Alberto Savinio spesso sono raffigurate scene metafisiche dove l’architettura funge da teatro dell’inconscio; invertendo i due termini si ottiene una questione cruciale: l’inconscio quale teatro dell’architettura, ovvero l’inconsapevolezza come orizzonte storico-culturale entro cui la società pensa, costruisce e trasforma il territorio. L’uomo-costruttore della contemporaneità sembra svolgere con minore efficacia il ruolo di “coscienza” della terra che abita.

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