Meditazione #21

Ho scritto libri come “L’architettura mobile” e “Utopie realizzabili” per articolare compiutamente le mie teorie. Grazie allo sviluppo della tecnologia quelle proposte sono sempre più facili da realizzare e l’unica utopia da risolvere resta la raccolta del denaro necessario, ma questo è un problema per qualunque progetto di architettura […]. Centrali sono gli abitanti e l’uso degli edifici. Sono meno interessato agli architetti, me compreso: gli architetti e gli urbanisti non sono più degli artisti o quelli che prendono delle decisioni, ma solo dei pubblici servitori. Gli abitanti non devono essere considerati solo come dei consumatori, ma come dei professionisti altamente specializzati ed esperti in materia di habitat e, di conseguenza, devono essere coinvolti nella determinazione di ogni progetto. La realtà dipende sempre dall’immaginazione delle persone.

Yona Friedman

Riferimenti

[artemagazine.it]: Yona Friedman alla Casa dell’Architettura di Roma

Meditazione #12

Ogni architettura che non esprime serenità, fallisce nella sua missione spirituale.

Luìs Barragàn

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Riferimenti

FRAMPTON Kenneth, Studies in Tectonic Culture. The Poetics of Construction in Nineteenth and Twentieth Century Architecture, Cambridge (Mass.), MIT Press, 1995; ed. it. Tettonica e architettura. Poetica della forma architettonica nel XIX e XX secolo, Milano, Skira, 2005.

Meditazione #6

Noi abbiamo bisogno di luoghi e passiamo il tempo a “fare luogo”, nella misura in cui abbiamo bisogno del rapporto e del legame con gli altri.

[…]

L’uomo è un animale simbolico e ha bisogno di rapporti iscritti nello spazio e nel tempo; ha bisogno di “luoghi” in cui la sua identità individuale si costruisce nel contatto con gli altri, essendo messo alla prova degli altri.

[…]

Creiamo ogni giorno degli abbozzi di luoghi, anche effimeri o superficiali: al caffè sotto casa, dal fornaio, negli esercizi commerciali della zona, e molti giovani si ritrovano nei grandi centri commerciali. È quindi impossibile compilare elenchi di luoghi assoluti e di nonluoghi assoluti nel senso empirico del termine: tutto può “fare luogo”.

[…]

Oggi i nonluoghi sono il contesto di ogni luogo possibile. […] Uno degli aspetti della crisi attuale si deve alla tensione fra necessità del luogo ed evidenza della nuova contestualizzazione [che si definisce attraverso i “nonluoghi” della circolazione, del consumo e della comunicazione]. È la sfida che viene lanciata all’architettura: come creare un chez soi, una casa propria che sia anche un’apertura verso l’esterno? La questione del contesto ha sempre preoccupato gli architetti; d’ora in avanti essa si pone in termini nuovi.

Marc Augé, 2016: 7, 9, 10

Riferimenti

AUGÉ Marc, “La fine della preistoria dell’umanità come società planetaria”, in ID.  et al., Le case dell’uomo. Abitare il mondo, Torino, UTET, 2016.

Antibiblioteca #16

capuano

CAPUANO Marta (a cura di), Architettonicamente vol. 5. Contaminazioni tra architettura e psicanalisi, Edizioni ETS, 2006.

Questo volume raccoglie tutti gli Atti del Convegno (Pisa, Limonaia di Palazzo Ruschi, 24 giugno 2005). Il Convegno, organizzato dal Centro Studi “Gilberto Guidi” per l’Architettura e l’Urbanistica, in collaborazione con Provincia, Comune, Università e Camera di Commercio di Pisa, celebra il ventennale del Centro con una giornata di studio incentrata a individuare le possibili contaminazioni tra architettura e psicoanalisi.

Antibiblioteca #5

amati

AMATI Massimiliano, Tempo e racconto nei processi creativi. Strategie narrative per l’architettura, Macerata, Quodlibet, 2016.

Questo lavoro è un’esplorazione teorica delle strategie che mettono in relazione il tempo e lo spazio nel procedere narrativo delle opere. La ricerca mira a costruire dei ponti tra teoria e pratica del progetto architettonico parafrasando in termini spaziali le teorie più significative costruite intorno al significato di tempo e narrazione. In quest’ottica l’apparato iconografico asseconda la struttura concettuale del testo, che si basa essenzialmente sulle teorie della formatività di Pareyson e sulle teorie del tempo di Ricoeur e Focillon, visualizzate in progetti di arte e architettura. Oggi più che mai, in una realtà che si trasforma velocemente, si afferma l’utilità di un’indagine sul significato evolutivo dei luoghi e dei territori analizzando i processi creativi che legano l’attività umana alla modificazione dello spazio naturale e artificiale. Pensare l’architettura come un’attività che si completa nel tempo ci consente di modulare consapevolmente i processi di cambiamento. In tal senso l’architetto assume il ruolo di un regista o di uno scrittore che inserisce nuovi episodi spaziali in un vecchio testo ereditato, ossia il contesto del progetto. Il suo obiettivo diventa così quello di rileggere le potenzialità latenti del sito per proiettarle nel futuro di una nuova storia.

Antibiblioteca #2

corbellini

CORBELLINI Giovanni, Lo spazio dicibile. Architettura e narrativa, Siracusa, LetteraVentidue, 2016.

“Quando un’opera raggiunge il suo massimo d’intensità”, scriveva Le Corbusier, “si produce un fenomeno di spazio indicibile”. Sembra quindi che la qualità ultima dell’architettura risieda nella resistenza alla descrizione. Tuttavia, per dirci questo e molto altro, il maestro svizzero ha pubblicato più di quaranta libri e la sua formula così convincente nel sostenere l’ineffabile mostra anche quanto il racconto sia capace di coglierlo. Parole e cose, architettura e comunicazione, intrattengono intense relazioni, soprattutto in un momento dominato da sempre più potenti mezzi informativi. Questo breve saggio s’interroga sulle molteplici intersezioni tra progetto e narrativa: sull’architettura “parlante”; sulla sua potenziale sostituzione da parte di mezzi più efficaci; sui paradossi della sua descrizione; sui processi che connettono i molteplici protagonisti di una realizzazione; sulla capacità del racconto di cambiare la percezione collettiva e di rendere possibili approcci innovativi.

“Tesseract of Time”: tra danza e architettura

Sia l’architettura che la danza condividono la passione per lo spazio e la luce nel tempo; tuttavia, esse sono agli estremi opposti dello spettro rispetto al tempo. L’architettura è una delle arti di più lunga durata, mentre la realizzazione di uno spettacolo di danza può essere un processo rapido e il lavoro scompare così come le prestazioni che esso svolge. Qui le due arti si fondono in una compressione di tempo e spazio.

Steven Holl, Jessica Lang

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