Antibiblioteca #36

Libro L' intelligenza delle api. Cosa possiamo imparare da loro Randolf Menzel , Matthias Eckoldt

MENZEL Randolf, ECKOLDT Matthias, L’intelligenza delle api. Cosa possiamo imparare da loro, Milano, Raffaello Cortina, 2017.

Amiamo le api soprattutto perché producono il miele. Ma sono anche fra gli animali più importanti e più intelligenti del pianeta. Senza la loro attività di impollinatrici, in tutto il mondo ci sarebbero problemi per le risorse alimentari. Sono però in grado di fare di più: il loro minuscolo cervello pensa, pianifica, fa di conto e forse sogna. Le api possiedono, sorprendentemente, molte delle nostre capacità mentali. Come percepiscono i profumi e vedono i colori, come si forma la loro memoria, come apprendono regole e modelli, addirittura come riconoscono i volti, da dove derivano le loro conoscenze, che cosa sanno e come vengono prese le decisioni in quel superorganismo che è una popolazione di api: sono i grandi temi di questo particolarissimo libro. Randolf Menzel e Matthias Eckoldt parlano anche della moria delle api e del ruolo che questi insetti possono avere nel creare un sistema di allerta precoce contro gli effetti nocivi delle nostre tecnologie.

Antibiblioteca #33

morton

MORTON Oliver, Il pianeta nuovo. Come la tecnologia trasformerà il mondo, Milano, Il Saggiatore, 2017.

Una flotta di aerei che raggiunge la stratosfera per formare un «velo» di solfati intorno al mondo e riflettere la luce del sole. Navi fabbrica-nubi che seminano nuclei di condensazione sopra gli oceani per ispessire e imbiancare le nuvole, rendendole più riflettenti. Fertilizzanti a base di ferro sparsi nei mari per rinfoltire la presenza di alghe avide di anidride carbonica. Speciali «lenzuola» plastiche che ricoprono i ghiacciai a rischio di scioglimento e i deserti troppo caldi. Tecniche per catturare l’anidride carbonica emessa dagli impianti a energia fossile e immagazzinarla sotto terra. È la geoingegneria climatica: non è fantascienza, ma una possibilità concreta. Che forse si rivelerà inevitabile. I rischi del cambiamento climatico sono accertati e potenzialmente catastrofici, ma gli sforzi per ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera faticano a produrre risultati, o anche solo a essere avviati. La riconversione da un modello di sviluppo alimentato dai combustibili fossili a una società fondata sulle energie rinnovabili sta incontrando forti ostacoli politici, economici e tecnici: ecco perché bisogna rivolgersi alla geoingegneria, non come alternativa salvifica, ma come opzione complementare. In questo libro Oliver Morton, con sensibilità e appassionata competenza, esamina i pro e i contro, i dubbi e le certezze scientifiche, i dilemmi morali e sociali di tale opportunità. Intervenire in modo così deliberato e diretto sul clima globale è un’ipotesi che spaventa molti. Ma è da secoli che gli esseri umani interferiscono più o meno involontariamente con gli equilibri del pianeta che li ospita: le trasformazioni subite dai mari, dai venti, dai suoli, dai grandi cicli dell’azoto e del carbonio sono molto maggiori di quanto si pensi. E allora perché rinunciare al tentativo di sfruttare le grandi conquiste della scienza e della tecnologia per un’azione volontaria, volta a ristabilire un migliore equilibrio tra il mondo umano e il sistema Terra? “Il pianeta nuovo” non descrive un pianeta ideale, ma un futuro prossimo in cui l’ingegno umano sarà chiamato a prendersi cura del pianeta.

Antibiblioteca #30

mytting

MYTTING Lars, Norwegian wood. Il metodo scandinavo per tagliare, accatastare & scaldarsi con la legna, Torino, UTET, 2016.

In un mondo sempre più veloce e metropolitano, tra cemento e smartphone, fermarsi a contemplare e praticare l’antica arte del legno può essere un’inattesa via di salvezza. Il norvegese Lars Mytting ci racconta passo passo come si scelgono gli alberi, come si tagliano, come si accatasta la legna e come la si mette da parte per farla asciugare e poi, alla fine, bruciare. Ma mentre ci parla di taglialegna, di motoseghe e di camini, quello che poteva sembrare un semplice manuale pratico diventa una meditazione sull’istinto di sopravvivenza e sul rapporto tra uomo e natura, fatto di tempi lunghi e silenzi. Una lezione di vita, pragmatica e spirituale al tempo stesso, che poteva provenire solo dalle fredde terre scandinave, dove gli uomini da secoli si tramandano le tecniche e le abilità necessarie alla lavorazione del legno ma anche la pazienza e il rispetto nei confronti delle foreste, di quegli alberi che consentono di costruire le case e riscaldarle col fuoco.

Antibiblioteca #18

biondi

BIONDI Emanuele, ROGNOLI Valentina, LEVI Marinella, Le neuroscienze per il design. La dimensione emotiva del progetto, Milano, Franco Angeli, 2010.

Quante volte nella vita ci è capitato di provare emozioni, o semplicemente di riferirsi a esse col pensiero, in momenti anche distanti fra loro, nel tempo, nello spazio, nella mente? Molte di quelle emozioni sono probabilmente scaturite da circostanze con le quali accidentalmente ci è capitato di entrare in relazione; di altre invece siamo andati volontariamente alla ricerca. Ma in questo più o meno denso susseguirsi di esperienze emotive, ciò di cui capita di avere minore consapevolezza è quanto possano essere rilevanti per la qualità della nostra vita anche le emozioni provocate dagli oggetti, dai prodotti che ci circondano, e con i quali ci relazioniamo nella nostra vita di ogni giorno. L’emozione è potenzialmente insita in ogni oggetto, progettato e non. Il designer, colui che forse più di ogni altro ha la responsabilità sociale del progetto, deve dunque prendere coscienza del fatto che la dimensione emotiva degli oggetti fisici può (e deve) essere progettata. Partendo da questo presupposto, il libro propone un approccio neuroscientifico ai meccanismi emotivi, provando a lanciare un ponte tra due discipline: le neuroscienze e il design. Grazie alle neuroscienze possiamo cercare di descrivere ciò che avviene nel sistema mente-cervello di un designer nel momento della creazione di un artefatto, e al tempo stesso cosa accade nel sistema mente-cervello di un utente quando con quel prodotto entra in relazione.

L’emozione è potenzialmente insita in ogni oggetto.

Il designer deve dunque prendere coscienza del fatto che la dimensione emotiva degli oggetti fisici può (e deve) essere progettata. Nel dibattito attuale intorno al design il tema delle emozioni ricopre un ruolo di particolare attenzione da parte di numerosi attori. Si parla infatti di emozioni secondo numerosi e differenti punti di vista, da quello, potremmo dire, prevalentemente “filosofico” a quello con un più spiccato orientamento al design strategico o al marketing.

Ciò che viene proposto in questo libro è un approccio neuroscientifico ai meccanismi emotivi. Esso ci consente di parlare anche di pensieri, di empatia e di stilemi, concetti fortemente correlati a quello più generale e più comunemente diffuso di emozione. Grazie alle neuroscienze, infatti, possiamo proporre approcci di metodo propri di questa disciplina, cercando in questo modo di descrivere ciò che avviene ad esempio nel sistema mente-cervello di un designer nel momento della creazione di un artefatto, o in quello di un utente quando con quel prodotto entra in relazione.

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Antibiblioteca #13

THE CABARET OF PLANTS

MABEY Richard, Il più grande spettacolo del mondo. Botanica e immaginazione, Ponte alle Grazie, 2016.

Noi dipendiamo dalle piante per quasi ogni cosa: cibo, ossigeno, ma anche il piacere e il relax che ci regalano i paesaggi e i giardini. E, come rivela Richard Mabey in questo percorso sulle relazioni che abbiamo con le piante, la visione che ne abbiamo non si limita all’utilità e alla bellezza. La loro esistenza ha sempre sfidato la nostra immaginazione, ci ha sempre ispirati, e ha contribuito a costruire una mappa per un futuro più sostenibile e fecondo. Dai graffiti rupestri agli studi sulla memoria delle mimose, dai baobab che sopravvivono a intere generazioni, passando dai tassi irlandesi legati al culto dei druidi, un inno all’intelligenza discreta e silenziosa del mondo vegetale.

Antibiblioteca #12

boero

BOERO Ferdinando, Ecologia della bellezza. I gusti della natura, Controluce, 2016.

«A pensarci bene, la nostra percezione del mondo è una sorta di “arte”, e i nostri sensi, con le loro peculiarità, sono una sorta di cultura. Una cultura che ci fa vedere il mondo in modo diverso da come lo percepisce un’ape, o uno squalo. Noi viviamo in un mondo bellissimo e siamo ben attrezzati, sensorialmente, per apprezzarne la bellezza. A volte non siamo ben attrezzati culturalmente a dare il giusto valore alle cose che ci circondano, e finiamo per rovinarle, per farle diventare brutte. Nessuno, però, decide consciamente di distruggere la bellezza. Chi la distrugge a volte non riesce semplicemente a vederla e, quindi, non sa di distruggerla. Oso dire che oggi ci stiamo allontanando dalla percezione della bellezza perché stiamo perdendo contatto con il mondo reale. Ne abbiamo creato uno artificiale, sia attorno a noi sia nelle nostre teste. Ci stiamo allontanando dalla natura perché ci consideriamo al di sopra della natura, e ci stiamo perdendo. La natura è bella e, allontanandoci da essa, perdiamo contatto con la bellezza, lo credo che sia necessario, perla nostra sopravvivenza, riappropriarci della bellezza. Prima dì tutto imparando a riconoscerla. Questo libro offre alcuni piccoli spunti dì riflessione su questo» [Ferdinando Boero].