Antibiblioteca #50

Libro Metropolis. Storie di metropoli e altri paesaggi

AA. VV., Metropolis. Storie di metropoli e altri paesaggi, Ensemble, 2017.

Una raccolta di racconti che ha come protagonisti le città e i paesi del nostro bellissimo Paese. All’interno del volume sono presenti racconti di: Nicoletta Fanuele, Maria Cristina Barbolini, Alessandra Leonardi, Francesca Pratesi, Deepa Minasi, Simone Carucci, Francesca Santucci, Antonello Farris.

Antibiblioteca #44

Libro La creazione artistica Paul Valéry

VALERY Paul, La Creazione artistica, Morcelliana, 2017.

Che cosa è la creazione artistica? Come nasce l’opera d’arte? Quali sono i suoi elementi necessari? Queste le domande poste dal poeta francese durante la conferenza del 28 gennaio 1928, rivolta al pubblico della Società francese di filosofia e per la prima volta qui tradotta. Valéry descrive l’arte come l’incontro tra caso e necessità, tra dimensione sensibile e razionale, tra ispirazione da una parte e ordine e progettazione dall’altra; conseguenza di uno scambio tra mente, occhio e mano. Tre i soggetti di questo processo: l’artista “che sa guardare”, l’opera d’arte e colui che ne fruisce. Il discorso del poeta – corredato di illustrazioni – sfocia in un vivace dibattito con due tra le figure più note della cultura filosofica di quegli anni: Paul Desjardins, membro del Collège de France, ed Henri Delacroix, studioso di psicologia.

Antibiblioteca #38

Libro Nella pietra Massimiliano Mandorlo

MANDORLO Massimiliano, Nella pietra, Moretti e Vitali, 2017.

«Tutto, in questa nuova raccolta di Massimiliano Mandorlo, sembra fondato sul principio dell’omologia tra organismi diversi, tra il mondo dell’animato e dell’inanimato: miriadi di grattacieli ‘bucano / il costato aperto’ di New York, che appare al poeta come ‘crocifissa / nel nero bitume’; la stazione Centrale di Milano è come il ‘ventre oscuro’ di un’immensa balena; ‘arterie grandiose’ pulsano ‘nella dura scorza minerale’. Ma il poeta non si ferma qui: le sue immagini sono figure, portano in sé la fede di un fuoco rigeneratore che brucia, di una luce prodigiosa che redime: sul ‘ventre d’acciaio’ delle viscere della metropolitana si abbatte, all’improvviso, ‘il presente / con la sua forza azzurra / di fiume imprevedibile’; uno stesso abbraccio ‘dà forza’ all’acqua, ‘muove’ la pietra; i migranti colano a picco ‘piantando le braccia / la croce / nei bianchi abissi del mare’. In questo libro tutto impregnato dei simboli della resurrezione, anche le rocce ‘sepolte in montagne di buio e gravità’ sono destinate a riemergere in ‘pareti di luce’. Con una lingua che ha in sé gli accenti visionari della tradizione mistica e scritturale, il poeta vede ‘la pietra liberata, / la terra esplodere / dalle sue crepe ferite / come un canto’. Tra stasi e divenire, buio e luce (parola-chiave, insieme a ‘pietra’, del libro, con la quale condivide il maggior numero di occorrenze), la città dell’uomo di agostiniana memoria pare sprofondare ‘nell’eterna / battaglia del presente’, riemergendone solo nella comunione con i morti-dormienti, e nel nome di Colui che da sempre conosce ‘gli altipiani ventosi’ del cuore. Perché anche il cuore è pietra, e come la pietra conosce ‘la doppia ricchezza / di gloria / di gloria / ed erosione’. Nel segno di una poesia di forme essenziali e di apocalittica tensione, Massimiliano Mandorlo sa rielaborare nella sua lingua scheggiata e sofferente la grande lezione dell’ultimo Luzi: nel ‘viaggio / terrestre’ evocato esplicitamente verso la conclusione del libro, è già compendiata una metafora di vita, e una idea di poesia come forza rigeneratrice e trasformatrice del cuore umano».

Meditazione #20

Hans ricorda le sere in cui veniva l’architetto, dopo cena, e tutta la famiglia si raccoglieva intorno al tavolo della cucina, a studiare i disegni che quello portava. Hans ricorda la carta liscia, odorosa di petrolio, i grandi fogli difficili da ripiegare, le linee nette, nerissime, già in grado di far pensare alla solidità di un muro. Ricorda il silenzio iniziale che accoglieva ciascuno di quei fogli, il momento sospeso mentre venivano spiegati, gli sguardi ansiosi di mettere a fuoco, come davanti alle mappe di un paese dorato. Ecco la loro casa, grande, lussuosa, sorta dal niente nel mezzo di un campo.

Marco Mancassola, 2005: 36

Riferimenti

MANCASSOLA Marco, “Il ventisettesimo anno”, in ID., Il ventisettesimo anno. Due racconti sul sopravvivere, Roma, Minimum Fax, 2005.

Meditazione #19

Ed erano proprio quei tetti di Clear Haven, che soltanto gli uccelli o gli sporadici aerei potevano vedere, a svelare che l’architetto aveva lasciato una prova della complessità del suo progetto, che era in un certo senso fallito, perché proprio in questo punto la fortuita impotenza del luogo si rivelava nella sua irregolarità, nel suo disordine e nei suoi tentativi di porvi un rimedio: qui nascosti nella pioggia giacevano i segreti dell’architetto e molti dei suoi insuccessi. Tetti a punta, tetti piatti, tetti a piramide, tetti su cui si aprivano lucernari con il vetro colorato e si alzavano comignoli e bizzarri sistemi di scolo che si stendevano per un quarto di miglio o più, brillando qua e là nella luce come i tetti di una città visti dalla finestra di un abbaino lontano.

John Cheever, 1954: 275

Riferimenti

CHEEVER John, The Wapshot Chronicle, 1954; ed. it. Cronache della famiglia Wapshot, Milano, Feltrinelli, 2016.

 

Meditazione #18

Forse è nella dimensione delle cose che rimaniamo più spesso delusi e questo perché la mente stessa è una stanza talmente smisurata e labirintica che ci fa immaginare le cose più grandi di quelle che sono in realtà, che ci fa immaginare il Pantheon o l’Acropoli più grandi di quanto poi ci appaiono.

John Cheever, 1954: 157

Riferimenti

CHEEVER John, The Wapshot Chronicle, 1954; ed. it. Cronache della famiglia Wapshot, Milano, Feltrinelli, 2016.

Antibiblioteca #23

tomeo

TOMEO Caterina, Sound Art. Ascoltare è come vedere, Roma, Castelvecchi, 2017.

«Nessuna delle arti è stata mai completamente muta, alcune sono state sonore anche a dispetto del loro apparente silenzio, mentre quelle sonore tradizionali sono diventate qualcosa di diverso nel momento in cui hanno accolto pratiche artistiche nuove» [Douglas Kahn]. Tra le caratteristiche di maggior rilievo dell’arte contemporanea c’è quella di fondere diversi livelli della percezione, dando vita a opere sinestetiche. Gli artisti intervistati in questo libro, tra i maggiori esponenti della scena internazionale, si muovono con abilità nel territorio complesso della Sound Art, spaziando sovente dalla musica alle moving images e creando installazioni e performance multisensoriali difficili da catalogare, che coinvolgono la capacità esperienziale e percettiva degli spettatori. I protagonisti delle “nuove arti” riflettono sulle produzioni più recenti, rielaborando a partire dalla propria esperienza e concezione dell’arte gli orientamenti più significativi della ricerca contemporanea. Una realtà in fermento che avrà molto da dire e da dare soprattutto nei prossimi anni.

Antibiblioteca #22

stoichita

STOICHITA Victor I., Effetto Sherlock. Occhi che osservano, occhi che spiano, occhi che indagano. Storia dello sguardo da Manet a Hitchcock, Milano, Il Saggiatore, 2017.

Nella Finestra sul cortile, tra i film più celebri di sempre e grande metafora del cinema, il protagonista Jeff, interpretato da James Stewart, spia i vicini dal suo appartamento, fino a imbattersi nei segni di un omicidio. Per Victor Stoichita, uno degli storici dell’arte più autorevoli dei nostri giorni, il personaggio di Hitchcock, voyeur e detective al tempo stesso, incarna le caratteristiche dello sguardo con cui le arti visive, fin dall’avvento dell’Impressionismo, sembrano chiedere di essere osservate. La potenza del «gioco della rappresentazione» chiama lo spettatore, proiettato in un mondo di ostacoli e incertezze, privo di una storia immediatamente leggibile, a farsi Sherlock Holmes, per orientarsi nell’affascinante, densa coltre delle interpretazioni possibili. Fu la «Nuova pittura» impressionista a mettere in luce l’importanza di ciò che nel dispositivo del quadro si sottrae all’osservazione, è fuori campo, nascosto o troppo piccolo per essere visto. Da allora, l’immagine artistica appare di frequente come un «luogo del delitto». “Effetto Sherlock” è dunque un dittico: la prima tavola è consacrata alla rivoluzione dell’esperienza visuale portata in particolare da Manet, Degas e Caillebotte; la seconda esplora – attraverso capolavori quali La signora scompare e La finestra sul cortile di Alfred Hitchcok e Blow Up di Michelangelo Antonioni – la capacità dell’arte cinematografica di realizzare esperimenti sullo sguardo e di proporre uno «spettacolo ottico». Che si parli di pittura, cinema o arte contemporanea, l’«effetto Sherlock» non è allora che l’esercizio intellettuale della rivelazione. Ma se i romanzi gialli si concludono con la vittoria indiscussa della ragione, per Stoichita davanti all’immagine nessun mistero può essere definitivamente risolto. Pur con questa consapevolezza, però, non possiamo non farci investigatori: solo grazie al nostro sguardo indagatore l’arte acquista profondità e senso.

Antibiblioteca #21

pisano

PISANO Leandro, Nuove geografie del suono. Spazi e territori nell’epoca postdigitale, Roma, Meltemi, 2017.

I processi di profonda trasformazione in atto nei territori e nei paesaggi all’inizio del XXI secolo sono diventati negli ultimi tempi oggetto di studio da parte di geografi, sociologi, architetti, antropologi ed artisti. Ne emerge una visione critica dei sistemi economici e politici, di antropizzazione e di colonizzazione culturale, innescati dalle dinamiche del capitalismo globale. Questo libro si propone di indagare alcune di queste trasformazioni, inquadrandole in riferimento alle prospettive di ricerca offerte dagli studi culturali e postcoloniali, a partire dall’analisi di una serie di pratiche estetiche legate al suono (sound art, paesaggio sonoro) che nascono dall’esperienza delle geografie in emersione dal contesto post-globale. Aree rurali, luoghi abbandonati, zone ai margini si rivelano attraverso modalità di ascolto che le riconfigurano come spazi estetici e critici inusitati e aumentati, attraversati dal suono non solo come strumento, ma come metodo e dispositivo di indagine.