Il futuro urbano nelle prossime Expo

di Emanuele Forzese (inedito, 2015)

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Per la loro capacità ipnotica di catalizzare sia la presenza di un vasto pubblico internazionale sia finanziamenti economici considerevoli, le Esposizioni Universali rimangono uno dei grandi eventi che, nell’attuale fase storica caratterizzata da una crescente competizione tra città e regioni, alimentano l’interesse a promuovere uno sviluppo urbano e territoriale delle località ospitanti, trasformando queste ultime in elementi seriali di un contesto ormai ubiquo e planetario. La caduta della temporalità moderna come principio ordinatore trasforma le Expo in vettori della globalizzazione che procedono attraverso spazi reticolari e illuminano differenti città in ogni occasione:

D’altra parte, per essere creduta, la caduta della temporalità ma anche della spazialità ha sempre più bisogno di eventi spettacolari, come una trama unica si passa dal villaggio ricostruito e abitato da “maschere” al cyberspazio.

Giulia De Spuches, 2002

Nella disciplina architettonica le Esposizioni Universali offrono storicamente una occasione privilegiata per applicare e indagare il “principio del montaggio” come chiave di lettura tanto dello spazio urbano quanto del complesso rapporto tra processi di frammentazione e strategie di ricomposizione. Da Londra 1851 a Milano 2015 lo scenario espositivo di questi eventi effimeri viene allestito e smontato in aree solitamente esterne alla città: l’allestimento determina una chiusura dello spazio espositivo entro un recinto con uno o più accessi di carattere monumentale; la dismissione si incentra invece sulle questioni del cambio di destinazione d’uso e sulla ricucitura con la città, nel tentativo di convertire le aree marginali in nuovi poli di attrazione territoriale. Il tradizionale contributo delle Expo alla costruzione e ridefinizione del paesaggio urbano – di cui sono casi emblematici gli edifici neoclassici prospicenti la Corte d’Onore voluti da Daniel Burnham e John W. Root per Chicago 1893, l’asse monumentale di New York 1939 e il progetto abitativo pensato da Moshe Safdie per Montreal 1967 – sembra proseguire nelle future edizioni programmate ad Astana nel 2017 e a Dubai nel 2020.

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Expo Chicago 1893 – Court of Honor

ASTANA: LA CITTÀ ENERGETICA

Expo 2017 Astana intende focalizzare l’attenzione sul tema “Future Energy”, creando un dibattito globale tra i paesi, le ONG, le imprese e il pubblico intorno allo stato attuale e alle possibili soluzioni sostenibili sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, sullo sviluppo della efficienza energetica e sull’accessibilità libera all’energia[1]. Essa mira a una duplice eredità: sul piano intellettuale intende lasciare un Manifesto di valori e principi riguardanti la gestione dell’energia come risorsa che ha impatto sulla società e sull’ambiente, la promozione di un futuro energetico sostenibile, democratico e responsabile, la collaborazione come strategia risolutiva. A livello territoriale, viene concepito non semplicemente un evento effimero, bensì un potenziale motore per la crescita della regione kazaka, attraverso un progetto del sito strettamente legato al suo riutilizzo che si adatti ai piani di sviluppo a lungo termine elaborati dall’Istituto di Urbanistica Astanagenplan.

Secondo le previsioni, Astana, pur mantenendo la propria superficie invariata di circa centosettantamila ettari, avrà novecentomila abitanti nel 2017 e oltre un milione di abitanti entro il 2030. Integrato al piano urbanistico – che tende a equilibrare i fenomeni di espansione urbana intervenendo sulla mobilità, sulle periferie e sulle destinazioni d’uso – il progetto di Expo 2017 riguarda un’area di centosettanta ettari sulla riva sinistra del fiume Yesil in adiacenza alla Nazarbayev University, in modo da completare l’urbanizzazione a Nord-Ovest ed Est del sito. Se dopo l’evento alcuni edifici saranno inclusi nel complesso universitario  e i rimanenti andranno a costituire nuovi quartieri sostenibili, prima del suo svolgimento saranno attuati importanti investimenti nelle infrastrutture di trasporto: una nuova stazione ferroviaria con una capienza di oltre trentamila persone al giorno; un aeroporto realizzato secondo standard moderni; stazioni di interscambio modale; una riorganizzazione dei flussi veicolari; una rete moderna di tram ad alta velocità con una linea dedicata al collegamento tra l’aeroporto e il centro della città. Analogamente, sono presi in considerazione vari aspetti ecologici e ambientali: metà della superficie urbana occupata da spazi verdi facilmente accessibili per abitanti e turisti, miglioramenti significativi nei sistemi di approvvigionamento e trattamento delle acque; installazione di due grandi turbine eoliche nel sito espositivo e di una wind farm in ambito extraurbano.

La progettazione architettonica di un’area dedicata al tema dell’energia costituisce una importante occasione per approfondire il dibattito contemporaneo sulla trasformazione dell’ambiente costruito, nel quale la ricerca di soluzioni contro l’urgente questione dell’esaurimento delle risorse energetiche di origine fossile è incentrata sullo sviluppo sostenibile e sulla innovazione tecnologica. L’inserimento della produzione energetica nel territorio antropizzato spesso risulta condizionato dalla diffidenza che le interpretazioni riduttive tendono a generare: il riemergere della storica contrapposizione tra fautori e oppositori della tecnologia può in tal modo ostacolare la ricerca teorica e la sperimentazione progettuale sul tema della costruzione del paesaggio energetico[2]. Una visione sostenibile può essere definita attraverso la convergenza dei fattori biologici, psicologici, socio-economici e semiotici; sul piano concettuale questo si traduce nella rilettura dei caratteri del contesto secondo la interpretazione geo-filosofica, fondata sulla riconoscibilità delle molteplici identità territoriali: né gestione territoriale o estetica ambientale, né intervento ecologista o studio geografico, la costruzione del paesaggio energetico richiede all’architettura di integrare tali competenze con un senso dell’abitare adeguato all’epoca contemporanea. Si tratta cioè di approntare un approccio progettuale fondato sia sulla ricerca di orizzonti accettabili per l’innovazione tecnologica mediante una ridefinizione delle relazioni simboliche e funzionali negli spazi urbani, sia sulla sperimentazione di nuove modalità di correlazione tra i differenti livelli energetici dell’ambiente costruito. Il concorso internazionale di progettazione indetto nel 2013 per il Master Plan di Expo 2017 Astana, cui hanno partecipato oltre cento progettisti, si inserisce in tale dibattito proponendo nuovi “iperpaesaggi dell’energia”, ovvero scenari urbani orientati a nuove configurazioni del paesaggio a partire dalla questione energetica.

Stefano Boeri immagina il “Futuro sopra Astana” come laboratorio mondiale per gli esperimenti più avanzati nel campo dell’energia pulita e rinnovabile, e lo traduce in termini spaziali attraverso una imponente costruzione ad anello attorno un bacino artificiale, sul quale galleggiano un sistema di piattaforme pubbliche e una slanciata torre che denuncia visivamente la presenza del polo energetico nel panorama urbano; gli altri padiglioni espositivi si dispongono invece secondo la logica dei cerchi concentrici nel resto dell’area.

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Stefano Boeri, Proposta “The Future above Astana” per Expo 2017 Astana

La “Città del Futuro” di Coop Himmelb(l)au suggerisce un paradigma urbano basato sulla composizione di torri in cui il carattere scultoreo viene generato da differenti parametri: il clima locale, la produzione di elettricità, l’economia strutturale, le pratiche d’uso, l’orientamento, il rapporto con il contesto. Il Master Plan comunica chiaramente l’intenzione di densificare il costruito per limitare il consumo di suolo e aumentare la superficie a verde naturale: il programma espositivo viene impilato verticalmente in base alle esigenze funzionali e a un uso ottimale delle forze naturali come vento e sole, mentre i padiglioni tematici – dedicati al Cosmo, al Mondo, alla Vita e alla Mente – agiscono come mini-centrali elettriche che producono potenza sfruttando la forma e l’involucro. Il centro della composizione è dominato da uno spazio pubblico multilivello, che garantisce la circolazione tra i diversi edifici e funge da giardino verticale pubblico per dipendenti e visitatori, mentre lateralmente è completato dagli auditorium e dalle aree commerciali.

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Coop Himmelb(l)au, Proposta “City of the Future” per Expo 2017 Astana

Zaha Hadid declina il tema generale della energia del futuro attraverso una indagine sul paesaggio culturale e fisico del Kazakistan, guardando da un lato a modelli tradizionali, ornamenti, pratiche artigianali, dall’altro a morfologia, geologia e bellezza del territorio. Risultato progettuale di tale analisi è una interfaccia fluida informale che incorpora la morfologia urbana nel design efficiente delle tecnologie rinnovabili; essa costituisce una interpretazione contemporanea della pianificazione territoriale, dove la griglia urbana evolve attraverso una serie di passaggi generativi a partire da una sequenza logica legata al rapporto assiale del sito con la città a Nord e alla vicinanza con la Nazarbayev University ad Ovest. Gli elementi attrattori interni al sito espositivo e le componenti strategiche esterne a esso trasformano questa nuova morfologia in una molteplicità di geometrie e orientamenti che indirizzano verso la condizione urbana in prossimità. Le strutture espositive – comprendenti i padiglioni internazionali, il Centro Congressi, gli uffici, il padiglione kazako, quattro padiglioni tematici, spazi commerciali, spazi di performance esterni ed aree di supporto – si caratterizzano per il movimento geometrico e la tensione, dando luogo a un paesaggio dinamico dominato dalla torre simbolo dell’Expo: pensata come metafora dello slancio mediante cui la conoscenza condivisa e la collaborazione possono superare una delle più urgenti sfide per la società, la torre si eleva a monumento mondiale che celebra il futuro nei campi dell’architettura, dell’ingegneria e della tecnologia energetica.

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Zaha Hadid, Proposta “2017 Future Energy” per Expo 2017 Astana

UNStudio rielabora l’idea di “Meraviglia del Mondo” per integrare il carattere effimero di una Esposizione Universale con una prospettiva temporale più ampia. La strategia scelta per coniugare breve e lungo termine si basa su una infrastruttura intelligente che concettualmente si ispira all’idea di una rete distribuita simile a internet e architettonicamente si configura come gesto volumetrico di forte impatto. Questa infrastruttura urbana a grande scala non soltanto contribuisce alla qualità ambientale mediante la regolazione del microclima locale, ma opera anche come griglia culturale e socio-economica. Essa inoltre consentirà la futura espansione della densità abitativa dando luogo nel 2050 a distinti quartieri auto-sostenibili: il parco universitario e sportivo, il centro affari, le torri per residenze e uffici. A partire dalle componenti urbane esistenti – l’asse monumentale a nord come parco, il campus universitario esistente e la rete metropolitana leggera – viene articolata una sequenza di ambienti espositivi, zone commerciali, percorsi pedonali e spazi pubblici, che si conclude nel padiglione del Kazakistan. Pensato come parco verticale per la comunità dove è possibile passeggiare e visitare caffetterie, ristoranti, terrazze panoramiche e anfiteatri panoramici, il padiglione kazako esprime l’integrazione di tecnica e design mediante le sue undici torri idriche ad altezza variabile che consentono l’accumulo di energia e, insieme agli aquiloni-turbina e ai generatori fotovoltaici, garantiscono l’autosufficienza energetica.

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UNStudio, Proposta “World Wonder” per Expo 2017 Astana

Il progetto vincitore dello studio Adrian Smith + Gordon Gill Architecture intende presentare al pubblico planetario la prima città della Terza Rivoluzione Industriale, incarnando sul piano architettonico i “cinque pilastri” descritti dall’economista Jeremy Rifkin[3]: gli edifici sono pensati come generatori di potenza e la loro energia immagazzinata mediante tecnologie innovative distribuite su una rete intelligente consentiranno di soddisfare il fabbisogno dell’evento mediante fonti rinnovabili, mentre il sistema infrastrutturale incoraggia l’uso di veicoli alimentati da carburanti rinnovabili. La proposta, che viene accolta dal Kazakistan come primo passo verso una visione sostenibile del proprio territorio, comprende due fasi: nella prima, detta “Expo Mode”, la configurazione planimetrica si ispira alla goccia d’acqua, al cui interno padiglioni, edifici commerciali, spazi artistici e performativi, nonché alberghi, residenze e uffici costituiscono una rete intelligente che permette la generazione da fonte solare, eolica, biomassa, idroelettrica e geotermica. Al centro del complesso si trova il padiglione sferico del Kazakistan, il cui involucro trasformativo viene pensato tanto per affascinare i visitatori quanto per ridurre le perdite termiche e l’abbagliamento solare interno, mentre la produzione energetica è affidata a un sistema fotovoltaico integrato. Intorno al padiglione kazako sono disposti i padiglioni tematici, internazionali e aziendali, in cui forma e linguaggio consentono di ridurre il fabbisogno di elettricità e sfruttare la fonte solare ed eolica. In particolare, i quattro padiglioni tematici illustrano altrettanti aspetti del tema scelto per l’Expo: il padiglione “World of Energy” racconta l’attuale situazione energetica e consente ai visitatori di assistere a esperimenti scientifici per suscitare il loro interesse e stimolare il dibattito; il padiglione “Energy for Life” rappresenta un’allegoria del delicato equilibrio tra tecnologia, ambiente e vita umana e mostra le soluzioni per affrontare gli impatti negativi del consumo di energia direttamente riferibili alla qualità della vita; il padiglione “Energy for All” promuove la necessità di un accesso democratico all’energia, indagando il tema dal punto di vista sociale ed etico; il padiglione “My Future Energy” ha lo scopo di incrementare la consapevolezza e l’impegno, insistendo sull’importanza dei comportamenti individuali. L’intrattenimento viene affidato sia a strutture leggere per mostre, incontri e spettacoli, sia a schermi spettacolari, a un centro per le arti e a dispositivi interattivi. Dopo la conclusione dell’Expo si svolge la seconda fase, detta “Legacy Mode”, dove il sito espositivo sarà diviso in aree distinte: un distretto culturale, costituito dal padiglione kazako, dai padiglioni tematici e dalle attrezzature culturali (auditorium, centro delle arti, sala energia); un parco scientifico-tecnologico, i cui uffici e laboratori saranno ubicati nei padiglioni dei paesi partecipanti nel tentativo di attrarre imprese da tutto il mondo; un parco urbano per il tempo libero di quaranta ettari in corrispondenza della Expo Plaza; quartieri residenziali e commerciali integrati con uffici, alberghi, attrezzature urbane ed educative, tutti ricavati dalla conversione di parcheggi e zone di servizio. Questo progetto non vuole proporsi esclusivamente come dimostrazione delle teorie di Rifkin grazie all’architettura bioclimatica, alle tecnologie pulite, all’efficienza energetica, all’accumulazione e al riciclo dell’acqua; piuttosto intende portare Astana e il Kazakistan al centro della scena globale catalizzando la ricerca scientifica, l’innovazione e lo sviluppo per creare nuove industrie e opportunità di lavoro.

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Adrian Smith + Gordon Gill Architecture, Progetto vincitore per Expo 2017 Astana

DUBAI: LA CITTÀ CONDIVISA

Expo 2020 Dubai sperimenta un inedito approccio concentrandosi non più su un tema unico – come l’urbanistica per Shanghai 2010 o la nutrizione per Milano 2015 – bensì su un nuovo modo di pensare la ricerca e lo sviluppo nei vari aspetti dell’esistenza umana: “Connecting Minds, Creating the Future”. Tale approccio basato sulla condivisione viene declinato nei tre ambiti della mobilità, della sostenibilità e della opportunità, seguendo l’idea che attraverso la loro interconnessione sia possibile trovare una soluzione unitaria ai sistemi intelligenti di logistica e trasporti, alle fonti energetiche e idriche, alle strategie di crescita economica[4]. Già da tempo in ambito sociologico si denuncia un progressivo deterioramento della capacità degli individui a praticare la collaborazione, rintracciandone i principali fattori nella disuguaglianza socio-economica, nella specializzazione settoriale delle competenze, nella flessibilità lavorativa e nell’omologazione culturale. Tale capacità è necessaria per il corretto funzionamento della società contemporanea, sempre più globalizzata e complessa, che, nonostante abbia bisogno di scambi e relazioni umane per prosperare, si basa prevalentemente sulla competizione individualistica e sulla chiusura “tribale”. L’arte della collaborazione richiede una serie di abilità sociali e di rituali per operare e vivere con persone aventi un differente “bagaglio” socio-culturale:

L’identità di ciascuno è un mosaico di sentimenti, affiliazioni e comportamenti che ben di rado si incastrano perfettamente; qualunque appello all’unità tribale impoverirebbe questa complessità individuale.

Richard Sennett, 2012

Analogamente, il campo delle neuroscienze sociali mostra l’importanza di sviluppare una “intelligenza sociale” per costruire attivamente il dialogo e la collaborazione[5]. In riferimento a tale contesto, Dubai ambisce a costituire una piattaforma internazionale per discutere sulla collaborazione, alimentare la ideazione e mobilitare l’azione multilaterale verso un futuro accessibile, equo e sostenibile.

Il sito scelto per ospitare l’evento è ubicato nel confine sud-ovest dell’Emirato a Jebel Ali, equidistante dai due centri principali di Abu Dhabi e di Dubai, in modo da risultare facilmente raggiungibile dagli altri Emirati e vicino sia al nuovo Al Maktoum International Airport – adiacente al Dubai World Central, una grande “aerotropoli” che incarna il futuro dell’Aviation Urban Design – sia al Jebel Ali Port, terzo porto più trafficato del mondo. La zona recintata si estende per centocinquanta ettari ed è circondata da un’area destinata a residenze, ospitalità e logistica.

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HOK, Master Plan di Expo 2020 Dubai

Il Master Plan elaborato dallo studio HOK traduce in termini architettonici sia il dialogo globale che avverrà durante l’evento integrando i tre temi principali nell’articolazione spaziale sia l’ispirazione locale data da edifici, spazio urbano e ambiente naturale, in modo da creare il futuro guardando i tradizionali concetti di pianificazione adottati nella comunità degli Emirati.  Il progetto si contraddistingue per la presenza di tre zone distinte, dedicate rispettivamente a mobilità, sostenibilità e opportunità, che convergono nella piazza Al Wasl, antico nome arabo che significa appunto “la connessione”: si tratta dunque di un luogo simbolico, circondato sul lato nord dal padiglione UAE, dal padiglione “Welcome” e dal padiglione “Innovation”. Ogni zona comprende un padiglione tematico e ospita al centro uno spazio pubblico ispirato al mercato arabo, attorno al quale sono raggruppati i padiglioni nazionali piccoli, mentre i padiglioni nazionali grandi trovano posto lungo il perimetro in modo da garantire la massima visibilità e accessibilità per tutti i partecipanti. Elemento fortemente iconico del sito è una grande struttura tessile fotovoltaica dalla duplice valenza: di giorno protegge i percorsi principali dalla radiazione solare, catturandola per restituirla sotto forma di elettricità; di notte, si converte in supporto per allestimenti luminosi e proiezioni digitali. I percorsi secondari saranno invece protetti dal sole attraverso la collocazione strategica dei padiglioni e l’articolazione morfologica del sito. L’intento del layout progettuale complessivo è quello di offrire agli ospiti una esperienza totalmente coinvolgente ed educativa mediante un percorso indimenticabile di esplorazione e scoperta; per tale motivo, sono particolarmente curati la sostenibilità, l’articolazione spaziale e volumetrica, il carattere urbano, le linee guida ingegneristiche, la pianificazione territoriale, lo spazio pubblico e il paesaggio, la grafica e la segnaletica di orientamento.

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HOK, Fotoinserimento del sito di Expo 2020 Dubai nel contesto urbano

La progettazione architettonica di padiglioni, edifici e infrastrutture si concentra sugli aspetti ambientali mediante la riduzione il riutilizzo e il riciclo di acqua, rifiuti e materiali. L’obiettivo è quello di coprire almeno metà del fabbisogno energetico durante i sei mesi della manifestazione applicando su larga scala le tecnologie fotovoltaiche e solari integrate negli edifici, in modo da stabilire un riferimento per le future edizioni in termini di sostenibilità ed economia “verde”. Il piano dei trasporti prevede una gondola che collega ciascuna delle zone tematiche e l’ingresso principale creando una ulteriore esperienza percettiva per i visitatori.

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HOK, Rendering di Al Wasl Plaza

Il Master Plan Expo adotta la modularità per consentire lo smontaggio e la ricostruzione finalizzati allo sviluppo di un centro economico ed espositivo per Dubai, integrandosi in tal modo al Master Plan Post-Expo che ipotizza molteplici pratiche d’uso del territorio e la prospettiva di accogliere una fiorente comunità. La principale eredità dell’evento riguarda infatti la creazione dell’International Dubai Trade Center Jebel Ali, che ospiterà una vasta gamma di mega-eventi, convegni, fiere e mostre, includendo al suo interno un museo (costituito dall’accorpamento del padiglione UAE, del padiglione “Welcome” e del padiglione “Innovation”), una università, oltre che un mix di zone residenziali e commerciali.

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HOK,  Rendering dell’Expo Village

Sia Astana che Dubai investono in un grande evento come motore di sviluppo urbano. La letteratura sulla eredità delle Esposizioni Universali mostra che speranze e attese riposte in esse dalle città ospitanti spesso vengono disattese per lasciare posto a rischi e fallimenti: esempio emblematico è l’esperienza di Expo 2000 Hannover, il cui insuccesso deriva da una organizzazione fortemente istituzionalizzata a livello nazionale ma quasi sconosciuta e dunque non condivisa a livello locale poiché la candidatura della città, imposta dal governo tedesco per lanciare l’immagine di nazione riunificata, è stata comunicata agli abitanti soltanto dopo l’esito positivo della selezione.

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MVRDV, Dutch Pavilion – Expo 2000 Hannover, attualmente in stato di abbandono

Tuttavia l’Expo, che sia paragonata a un amante irresistibile ma fuggevole:

Dietro quello sguardo ammaliatore, il grande evento è un amante esigente, capriccioso e incostante che, dopo un lungo periodo di fidanzamento – il periodo di preparazione – in cui la città si fa in quattro per ospitarlo nel miglior modo possibile, l’abbandona – ma questo in realtà lo si sapeva già in partenza – lasciando la dote promessa che si rivela talvolta ben misera, se non addirittura ingombrante e inutile. Ciononostante, quali pretendenti che ambiscono a legare a sé per sempre il fascino e l’attrazione dei grandi eventi, le città continuano a provarci, per quanto si facciano un po’ più accorte e sfacciate, cercando già nel corteggiamento di carpire il maggior numero possibile di informazioni sulla possibile dote.

Egidio Dansero e Anna Segre, 2002

Oppure a un dono del cielo munifico ma ineludibile:

Come un cataclisma naturale, annunciato con inesorabile precisione dai meteorologi, essi si abbattono sulle città ospiti e sui loro territori, sconvolgendo la vita dei loro abitanti e lasciando spesso segni duraturi nel paesaggio e nella società locale. Ancora al pari di un eventi naturale, sempre di più essi vengono presentati come ineluttabili, da accettare di per sé. Il grande evento viene generalmente proposto e accolto come una manna dal cielo, a cui qualche sparuto gruppo di scettici e “miscredenti”, che ne disconoscono evidenza e importanza, tenta vanamente di opporsi.

Egidio Dansero e Anna Segre, 2002

Essa rimane per la disciplina architettonica un ambito di riflessione e di analisi sulle strategie metodologiche, compositive, morfologiche, linguistiche che intervengono alle differenti scale dell’allestimento e dell’edificio, della città e del paesaggio.

Note

[1] Secondo i dati del World Energy Outlook, la domanda di energia dovrebbe aumentare di un terzo entro il 2035, e d’altra parte, le fonti primarie di energia, come i combustibili fossili, non sono solo limitate, ma hanno anche effetti devastanti sull’ambiente. Secondo la International Energy Agency, sarà necessario tagliare le emissioni di gas a effetto serra del 50% entro il 2050 per evitare di andare oltre il limite di 2 °C. Il gruppo di esperti intergovernativo sui cambiamenti climatici non lascia dubbi sulla necessità di adottare subito misure drastiche al fine di limitare le emissioni di gas serra [Cfr. http://www.bie-paris.org/site/en/expos/upcoming-expos/expo-astana-2017].

[2] L’innovazione tecnologica nella produzione energetica induce delle ripercussioni sul processo di trasformazione e di percezione del territorio: infatti, l’immaginario collettivo manifesta attualmente un rifiuto inconscio verso tutto ciò che è nuovo rispetto a un’idea condivisa di paesaggio. Si tratta di un blocco psicologico che paralizza non soltanto le istanze quantitative e qualitative manifestate dalla società, ma anche il pensiero progettuale, innescando una fossilizzazione persino nell’approccio alle questioni ambientali. Accade così che la tecnofobia, nella sua rigida forma di approccio conservativo, produca figure di paesaggio apparentemente rispettose dei valori del contesto territoriale, ma in realtà incapaci di operare sotto il profilo energetico, gestionale e sociale [Angelucci, 2011].

[3] L’esaurimento dei combustibili fossili e l’obsolescenza delle tecnologie da essi alimentate decretano un mutamento epocale verso la Terza Rivoluzione Industriale, caratterizzata da un nuovo regime energetico, non più centralizzato e gerarchico bensì distribuito e collaborativo, che poggia su cinque “pilastri”: energie rinnovabili, edifici come centrali produttive, combustibili a idrogeno e tecnologie innovative per immagazzinare energia, reti intelligenti, mobilità sostenibile [Rifkin, 2011].

[4] L’accesso ai mercati può facilitare maggiormente il movimento delle merci, delle persone e delle idee; l’accesso alle risorse di base come l’energia e l’acqua può elevare gli standard di educazione e qualità della vita; l’accesso alle opportunità può determinare lo sviluppo del capitale umano, così come l’accesso allargato al credito, al risparmio e agli investimenti può aiutare a costruire insieme il futuro [Cfr. http://www.bie-paris.org/site/en/expos/upcoming-expos/expo-dubai-2020].

[5] L’intelligenza sociale comprende due componenti: la consapevolezza sociale, che si riferisce a ciò che ognuno percepisce degli altri; l’abilità sociale, che riguarda il modo in cui si gestiscono le relazioni interpersonali [Goleman, 2006].

Riferimenti

ANGELUCCI Filippo, La costruzione del paesaggio energetico, Milano, Franco Angeli, 2011.

DANSERO Egidio, SEGRE Anna, “Introduzione”, in «Bollettino della Società Geografica Italiana», Serie XII, Volume VII, Fascicolo 4, Ottobre/Dicembre 2002, numero monografico Il territorio dei grandi eventi. Riflessioni e ricerche guardando a Torino 2006, pp. 719-725.

DE SPUCHES Giulia, “La fantasmagoria del moderno. Esposizioni Universali e metropoli”, in «Bollettino della Società Geografica Italiana», Serie XII, Volume VII, Fascicolo 4, Ottobre/Dicembre 2002, numero monografico Il territorio dei grandi eventi. Riflessioni e ricerche guardando a Torino 2006, pp. 783-794.

FISHER Thomas, “Architecture and the Third Industrial Revolution”, «Architect Magazine. The Journal of the American Institute of Architects», 24 Gennaio 2014, http://www.architectmagazine.com/urban-design/architecture-and-the-third-industrial-revolution_o.aspx.

GOLEMAN Daniel, Social Intelligence. The New Science of Human Relationships, 2006; ed. it. Intelligenza sociale, Milano, BUR, 2010.

RIFKIN Jeremy, The Third industrial Revolution. How Lateral Power is Transforming Energy, the Economy and the World, 2011; ed .it. La terza rivoluzione industriale. Come il «potere laterale» sta trasformando l’energia, l’economia e il mondo, Milano, Mondadori, 2012.

SENNETT Richard, Together. The Rituals, Pleasures and Politics of Cooperation, 2012; ed. it. Insieme. Rituali, piaceri, politiche della collaborazione, Milano, Feltrinelli, 2012, p. 14.

http://archrecord.construction.com/features/2014/1403-Big-Bigger-Biggest-slideshow.asp?slide=3

http://expo2020dubai.ae/en

http://smithgill.com/work/expo-2017/

http://www.archdaily.com/444907

http://www.archdaily.com/454951

http://www.bie-paris.org/site/en/expos/upcoming-expos/expo-astana-2017

http://www.bie-paris.org/site/en/expos/upcoming-expos/expo-dubai-2020

http://www.coop-himmelblau.at/architecture/projects/expo-2017-astana/

http://www.hok.com/design/service/planning-urban-design/dubai-expo-2020-master-plan/

http://www.mecanoo.nl/Projects?project=134

http://www.stefanoboeriarchitetti.net/en/portfolios/expo-2017-the-future-above-astana-2/

http://www.unstudio.com/projects/astana-expo-2017

http://www.zaha-hadid.com/architecture/astanaexpo%e2%80%932017futureenergy/

https://expo2017astana.com/en/

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