Stress & the City

 

Una civiltà come la nostra, che si basa sull’integrazione in giganteschi macrocorpi politici di popolazioni individualistiche, è una realtà effettiva che esiste a un livello di estrema improbabilità. L’esistenza degli unicorni viene relegata nell’ambito fiabesco, mentre quell’animale fiabesco chiamato “società”, composto da milioni di teste realmente esistenti, lo accettiamo come dato di fatto scontato.

Peter Sloterdijk, 2011

La riflessione del filosofo tedesco ha delle inevitabili ripercussioni sul modello di insediamento che da millenni ospita i “grandi corpi politici”: la città appare come un ambiente fiabesco per l’animale mitico “società”, una struttura la cui grande dimensione si rivela costitutivamente instabile, che sottopone i suoi abitanti a prestazioni straordinarie dovute allo “stress da auto-conservazione” urbana.

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Basta fare un giro in una qualsiasi metropoli per contemplare quanto sia stupefacente che migliaia o milioni di individui – ciascuno con proprie idee, esigenze e aspirazioni – decidano ogni giorno di condividere i medesimi spazi urbani. Questo avviene perché la società – ormai definibile come dispositivo tecnologico globale e telemediale – è incessantemente esposta ad una alternanza di immagini polarizzate di stress e relax:

La funzione dei media, nelle società stress-integrate multiambientali, consiste nell’evocare e nel provocare le collettività in quanto tali, suggerendo ogni giorno, a ogni ora, nuovi motivi di inquietudine.

Peter Sloterdijk, 2011

Nonostante nella città contemporanea gli abitanti tendano da un lato a manifestare un carattere egocentrico e individualista, dall’altro a stare insieme, è ancora possibile una nuova forma di libertà. Essa non va  cercata nelle organizzazioni o nelle istituzioni, dove è destinata inesorabilmente al declino, bensì in quella apertura all’inaspettato che obbliga a dare il meglio di se stessi.

In realtà, “libertà” è solo un altro nome per “nobiltà”, ovvero per quella disposizione d’animo che, in qualsiasi condizione, si orienta al meglio, a ciò che è più difficile, proprio perché è abbastanza libera per quello che è meno probabile, meno volgare, meno comune. In tal senso, libertà è disponibilità all’improbabile.

Peter Sloterdijk, 2011

Pertanto, ogni abitante può raggiungere la sorgente della libertà nello spazio urbano che vive ogni giorno attraverso l’impegno, e una delle forme di attivismo che merita maggiore attenzione è certamente la progettazione collaborativa.

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Pittogrammi di Yona Friedman sul Participatory Design (fonte: open architectures)

Riprendendo il concetto di “Maximal Stress Cooperation” (MSC), introdotto dal filosofo tedesco Heiner Mühlmann nelle sue riflessioni sulla teoria culturale genetica, Sloterdijk sostiene che la rivoluzione nasce qualora l’esistenza collettiva in forma sottomessa al potere risulti più gravosa dello stress indotto dalla rivolta.

Se queste sono le dinamiche che attraversano i territori metropolitani, non sarebbe meglio prestare maggiore attenzione alla “massima cooperazione di stress” per pensare e costruire le città?

Riferimenti

SLOTERDIJK Peter, Streß und Freiheit, Berlino, Suhrkamp, 2011; ed. it. Stress e libertà, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2012.

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